Commento al volume di Norberto Bottani, Requiem per la scuola?

di Luisa Ribolzi

Abstract : Nel suo testo, Norberto Bottani afferma che i sistemi scolastici, nati insieme agli stati nazionali, sono stati incapaci di ridurre le disuguaglianze: si tratta però di un compito impossibile. La scuola statale non può essere riformata, perché lo scollamento fra cambiamento sociale e scuola è e rimane troppo grande, e nemmeno l’uso delle nuove tecnologie può migliorarla. La sua sopravvivenza non può essere motivata solo dalla capacità di ridurre le differenze, e anzi la ricerca mostra che ha un effetto “iatrogeno”. Il modello centralizzato è troppo costoso e non riesce neppure a garantire uno zoccolo comune di competenze, in un contesto in cui le occasioni di apprendimento al di fuori della scuola si sono moltiplicate. La scuola statale  è diventata una struttura autoreferenziale, in cui gli insegnanti costituiscono il problema più rilevante. Per il futuro, è necessaria una seria riflessione sui fini dell’istruzione. Lo stato deve ridefinire i suoi compiti, potenziando l’autonomia delle scuole, allargando il concetto di “pubblico” con forme come le scuole charter, promuovendo la qualificazione dei docenti, introducendo nuove professionalità di valutazione e di governo, e complessivamente facendo un uso migliore dei fondi pubblici.

Luisa Ribolzi è vice presidente dell’ANVUR (Agenzia nazionale per la valutazione dell’università e della ricerca). E’ stata professore di sociologia dell’educazione e di sociologia della famiglia alla facoltà di Scienze della Formazione dell’università di Genova. E’ stata per tre mandati coordinatore della sezione di Sociologia dell’Educazione dell’Associazione italiana di sociologia. I suoi interessi di studio e ricerca riguardano soprattutto la scelta educativa e il rapporto pubblico privato, e gli aspetti formali dell’educazione: organizzazione, autonomia, formazione degli insegnanti, valutazione, transizione scuola / lavoro, alternanza, orientamento e formazione delle competenze. Ha rappresentato l’Italia nel Consiglio di amministrazione dell’OCSE CERI dal 2006 al 2011.