Category: N° 2 2013

L’equità sociale dell’università e la competitività della nostra economia. L’espansione delle lauree è veramente utile? Proposte per investire meglio le risorse pubbliche

di scuolademocratica, 6 novembre 2013 17:19

di Carlo Barone

Abstract: Questo articolo discute le osservazioni e le obiezioni rivolte al contributo originale dell’autore sulla riforma del 3+2 e sull’espansione delle lauree in Italia.

Carlo Barone, sociologo, insegna Sociologia dell’Educazione alla Facoltà di So­ciologia dell’Università di Trento. carlo.barone@soc.unitn.it

«Quando è troppo è troppo». Necessità e sovrabbondanze nell’università italiana in crisi

di scuolademocratica, 6 novembre 2013 17:17

di Francesco Miele

Abstract : Negli ultimi decenni le università mondiali sono state investite da un insieme complesso di cambiamenti che, parallelamente all’affermarsi di un’economia sempre più globalizzata e competitiva, hanno portato alla progressiva aziendalizzazione del settore dell’istruzione superiore pubblica. Il presente contributo propone di adottare una prospettiva innovativa per analizzare tali cambiamenti, adoperando i concetti di frame e overflow, utili a comprendere cosa a seguito dell’introduzione del modello dell’università azienda è considerato necessario nelle università italiane e cosa, invece, è reputato eccedente e sovrabbondante. Al fine di mostrare le implicazioni di tale approccio, ci si soffermerà sull’interessante ed esemplificativo caso della “Riforma Gelmini”, rileggendola alla luce dei concetti teorici presentati.

Francesco Miele è assegnista di ricerca post-doc presso la Fondazione Bruno Kessler di Trento e, inoltre, collabora con il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento. Le sue attività di ricerca riguardano la Sociologia dell’Organizzazione, con una particolare attenzione ai cambiamenti organizzativi in atto nelle organizzazioni di ricerca. francesco.miele@unitn.it

Usi (e abusi) dell’autonomia scolastica

di scuolademocratica, 6 novembre 2013 17:15

di Daniele Checchi

Abstract: In questo contributo si esprimono molte perplessità circa l’ipotesi di permettere alla scuole pubbliche la possibilità di uscire dal sistema, centrandosi sugli effetti disegualizzanti che questo può generare sull’insieme del sistema scolastico, in quanto gli effetti di autoselezione renderebbero attraente la possibilità di fuoriuscita dal sistema centralistico solo per le scuole migliori, lasciando gli elementi più scadenti (in termini sia di insegnanti che di alunni/famiglie) in carico al sistema pubblico.

Daniele Checchi, professore di economia presso l’Università degli studi di Milano, studia gli assetti istituzionali dei sistemi formativi e le implicazioni sui livelli di scolartià conseguiti.

daniele.checchi@unimi.it

Più autonomia ma senza segregazione

di scuolademocratica, 6 novembre 2013 17:11

di Andrea Gavosto

Abstract : Nel lavoro si discute la proposta di Andrea Ichino di consentire alle istituzioni scolastiche di fuoriuscire dal sistema pubblico e organizzarsi secondo un proprio progetto didattico, condiviso dalla maggioranza dei genitori, sul modello delle charter schools americane. L’idea viene discussa sotto il profilo organizzativo, quello delle conseguenze per il sistema scolastico e, infine, quello della rilevanza per il contesto italiano. La conclusione è che si tratta di una soluzione applicabile in ambienti scolastici particolarmente deprivati, ma difficilmente generalizzabile a tutto il sistema italiano dell’istruzione.

Andrea Gavosto dirige la Fondazione Giovanni Agnelli, che svolge attività di ricerca sull’istruzione scolastica e universitaria. In precedenza è stato Chief Economist di Fiat e Telecom Italia e ha lavorato presso il Servizio Studi della Banca d’Italia gavosto@fga.it

Opting out: un contributo alla soluzione non certo la soluzione

di scuolademocratica, 6 novembre 2013 17:08

di Paolo Sestito

Abstract: Il lavoro discute vantaggi e svantaggi di un’ipotesi di opting out che, al fine di migliorare la performance del sistema educativo italiano, utilizzi forme spinte di autonomia e di competizione emulativa. Tra i vantaggi quelli legati alla possibile “scoperta”, su base sperimentale, del cosa occorra fare, in maniera spesso differenziata nelle singole realtà, per migliorare la qualità della scuola. Gli svantaggi sono legati alle più generali difficoltà delle soluzioni di mercato o quasi-mercato nel sistema scolastico: gli studenti (e le famiglie) che si allontanano dalle scuole che funzionano male è probabile che siano quantitativamente troppo pochi per imporre una significativa e generalizzata “disciplina di mercato” alle scuole, essendo però qualitativamente quelli più motivati, il cui allontanamento finirà con l’affievolire qualsiasi voice interna alla scuola, e quei peer effects nelle singole classi, che avrebbero altrimenti potuto esercitare una pressione verso una qualità più elevata. Vi si aggiungono specifici problemi di fattibilità nel concreto contesto italiano.

Paolo Sestito è un economista e dirigente della Banca d’Italia. Ha scritto estensivamente di mercato del lavoro, macroeconomia e regolamentazione economica, nonché capitale umano e funzionamento del sistema educativo. Direttore del Servizio Studi Struttura Economica e Finanziaria della Banca d’Italia. Attualmente anche Commissario straordinario dell’INVALSI. paolo.sestito@bancaditalia.it

Autonomia scolastica in un sistema pubblico: un cerchio che si può quadrare

di scuolademocratica, 6 novembre 2013 17:04

di Andrea Ichino

Abstract : La scuola italiana scontenta tutti senza accordo sul che fare. Da qui la proposta: consentire altri modi di fare scuola a chi vuole provarci. Le esperienze internazionali sono incoraggianti per efficienza ed equità. Presidi, genitori, docenti, enti esterni potranno formare comitati per gestire una scuola secondo un programma sottoposto all’approvazione del bacino di utenza. Il comitato, se approvato, gestirà la scuola in totale autonomia per quel che riguarda il personale, le attrezzature, il disegno dell’offerta formativa. L’autonomia sarà però controllata dagli utenti. Le scuole autogestite riceveranno inizialmente un fondo pari al loro costo storico. Successivamente, saranno finanziate in proporzione agli studenti ammessi. Non potranno chiedere rette di iscrizione, ma potranno raccogliere finanziamenti privati, tassati a favore delle scuole disagiate. Lo Stato dovrà informare adeguatamente le famiglie sulla qualità delle scuole, affinché possano scegliere bene quelle che meritano un finanziamento. Tutti gli studenti dovranno superare gli stessi test ed esami nazionali.

Questo articolo riassume i contenuti del libro di Andrea Ichino e Guido Tabellini, Liberiamo la scuola, Forum Idee per la Crescita, Edizioni Corriere della Sera, 2013, al quale l’autore rimanda per ogni approfondimento: http://www2.dse.unibo.it/ichino/new/liberiamo_la_scuola.html.

Andrea Ichino è professore ordinario di Economia Politica presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali dell’Università di Bologna www.andreaichino.it andrea.ichino@unibo.it

Scuola e sviluppo nella Terza Italia: il caso delle Marche

di scuolademocratica, 6 novembre 2013 16:46

di Marco Arlotti

Abstract : L’articolo focalizza l’attenzione sul rapporto fra scuola e sviluppo in un contesto tipico della Terza Italia: le Marche. Nello specifico vengono analizzate due iniziative che mostrano come un’integrazione strategica fra filiere produttive e formative può prendere luogo al fine di sostenere la competitività e l’innovazione del sistema delle piccole e medie imprese: le iniziative di raccordo scuola-lavoro nell’ambito degli istituti tecnici e professionali e il recente avvio degli istituti tecnici superiori.

Marco Arlotti, è dottore di ricerca in sociologia economica. Attualmente è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali dell’Università Politecnica delle Marche. marco.arlotti@uniurb.it

Università e sviluppo nella Terza Italia: il caso della Toscana

di scuolademocratica, 6 novembre 2013 16:41

di Luigi Burroni e Alberto Gherardini

Abstract: L’articolo affronta il tema del ruolo delle università nello sviluppo economico della Toscana. In particolare prende in considerazione le modalità attraverso cui le università e, più in generale, il sistema dell’istruzione, contribuiscono ai processi innovativi di due distinte Toscane: quella distrettuale e quella urbana. Nella prima area  l’innovazione è  tradizionalmente frutto dell’adeguamento continuo del sapere contestuale e tacito, mentre la formazione universitaria gioca un ruolo marginale, anche se crescente. Al contrario, nelle città l’università assolve con discreta efficacia i compiti di formazione della forza lavoro qualificata e di trasferimento di conoscenze per le imprese dei settori dell’alta tecnologia.

Luigi Burroni è Professore associato di Sociologia dei processi economici e del lavoro presso il Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università di Teramo. Fellow presso l’Advanced Institute for Labour Studies dell’Università di Amsterdam. E’ membro eletto del Comitato scientifico dell’Associazione Italiana di Sociologia, sezione Economia, Lavoro e Organizzazione. Fa parte del comitato di redazione della rivista Stato e Mercato e del comitato editoriale di Sviluppo Locale. lburroni@unite.it

Alberto Gherardini è dottore di ricerca in Sociologia, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali (DSPS) dell’Università di Firenze, dove collabora con le cattedre di Sociologia economica e Sociologia e politica dello sviluppo. Le sue ricerche più recenti hanno riguardato il contributo delle università allo sviluppo economico, i distretti tecnologici, il ruolo delle città nell’economia della conoscenza e, più in generale, i cluster innovativi. alberto.gherardini@unifi.it

Le relazioni tra università e imprese in Piemonte: i canali e le motivazioni del trasferimento tecnologico regionale

di scuolademocratica, 6 novembre 2013 16:37

di Federica Rossi e Aldo Geuna

Abstract: In anni recenti si è sviluppata una vasta letteratura sulle interazioni tra università e imprese, resta però ancora molto da imparare sui fattori che favoriscono tali interazioni nel contesto italiano e in particolare nell’ambito di specifici sistemi regionali di innovazione. Concentrandoci sul caso del Piemonte, presentiamo la gamma dei canali di interazione tra le imprese e gli atenei della regione, e esaminiamo in particolare quali fattori influenzano la scelta delle imprese di utilizzare particolari forme di governance delle collaborazioni e di collaborare con atenei regionali piuttosto che con atenei situati al di fuori della regione. Ricaviamo poi alcune riflessioni più generali rilevanti per il contesto nazionale.

Federica Rossi è ricercatore presso la School of Business, Economics and Informatics di Birkbeck College, University of London, dove dirige il corso di laurea in Business e svolge attivita’ di ricerca. Ha realizzato numerose pubblicazioni e collaborazioni con istituzioni nazionali e internazionali tra cui Ocse e Eurostat. f.rossi@bbk.ac.uk

Aldo Geuna è professore ordinario di Economia presso il Dipartimento di Economia e Statistica Cognetti de Martiis dell’Università di Torino e fellow del Collegio Carlo Alberto. Ha insegnato nelle Università del Sussex, di Strasburgo e di Maastricht. È autore di vari libri ed articoli sulle principali riviste scientifiche internazionali nell’area dell’economia della scienza, dell’economica dell’innovazione e delle politiche scientifiche e tecnologiche. aldo.geuna@unito.it

Introduzione

di scuolademocratica, 6 novembre 2013 16:32

di Ennio Pattarin

Abstract: L’autore analizza il rapporto tra sistema d’istruzione e sistema produttivo in alcune regioni italiane e mette in evidenza lo scarso contributo delle istituzioni democratiche per una governance del lavoro cognitivo.

Ennio Pattarin, è professore di sociologia economica, le sue ricerche riguardano l’istruzione e le problematiche migratorie. ester.ennio@libero.it