Category: N° 0 Nuova serie

N° 0 Nuova serie

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di admin, 4 dicembre 2010 10:04

Lettera del Direttore

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di admin, 29 novembre 2010 22:27

Care lettrici e cari lettori,
SD, come ci piace chiamarla, si rimette al lavoro dopo poco meno di un decennio. In questi anni non siamo stati con le mani in mano e non abbiamo cambiato lavoro. Abbiamo fatto ricerca, nella scuola, nell’università, nel mondo della formazione e del lavoro e abbiamo preso parte, ognuno di noi a partire dai propri ruoli, alle importanti trasformazioni che hanno investito questi contesti. Abbiamo deciso ora di ricominciare con altra veste, altro editore, con una più efficace comunicazione e con l’intento di fare la nostra parte nel dibattito nazionale e internazionale sui temi dell’educazione e, più in generale, dell’apprendimento.
Quello che vogliamo fare è guardare simultaneamente, e con approcci interdisciplinari, a scuola, università, formazione e lavoro, a quei temi che toccano aspetti chiave delle nostre società e che ci dicono come si apprende e si forma il sapere ma anche come si formano e si apprendono il lavoro e la cittadinanza democratica. Per fare questo siamo in buona compagnia.
SD, nei mesi in cui è andata maturando la sua nuova costituzione, ha aggregato un’ampia gamma di energie culturali: una community di docenti universitari, esperti, professionisti, che lavorano nei tre mondi di riferimento, una rete di enti e associazioni con elevati ruoli di responsabilità in ognuno di questi ambiti di interesse, che  hanno condiviso l’impegno per la costituzione di un nuovo “pensatoio pratico” per l’education e per il learning.
SD non vuole essere (solo) un prodotto accademico e non vuole essere (solo) un prodotto del  politico, vuole essere uno spazio di passaggio per entrambi, un territorio in cui dibattere scientificamente e politicamente dei temi che ci stanno a cuore. E farlo sia con i ricercatori che con i professionisti, cioè con gli insegnanti, i formatori, i manager che operano in questi campi ed ai primi sono accomunati dall’esigenza di coniugare azione e riflessività.
SD ha da fare molta strada e avrà bisogno di lettori esigenti e partecipi.

Luciano Benadusi,

Sociologo dell’Educazione, Professore alla Sapienza Università di Roma

Editoriale

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di admin, 29 novembre 2010 22:15

Riprendiamo il discorso. Anzi, in effetti, i discorsi, poiché quelli che si confronteranno nella nuova edizione di Scuola Democratica saranno più d’uno.

Scuola Democratica decide allora di riprendere il suo cammino sui mondi della conoscenza, dell’apprendimento e dell’educazione. La nostra sfida è quella di riporre in questione il concetto e il processo stesso di “educazione” considerando che questo da un lato sembra essere sempre più diluito al punto di svanire ed essere inglobato nei generali processi di apprendimento, di giovani e adulti, e dall’altra è invece messo sotto pressione dai mutamenti culturali e tecnologici che addensano la vita sociale contemporanea e che mettono in questione i significati stessi dell’educare dentro e fuori i confini istituzionali. Obiettivo scientifico e culturale del nuovo progetto editoriale di SD è dunque quello di contribuire a ripensare confini, senso e scopi dell’educazione in questa nostra società della conoscenza che stenta però a divenire tale. [...]

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Manifesto

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di admin, 29 novembre 2010 22:05

“Scuola Democratica” ha per molti anni rappresentato una delle voci più vive ed originali nel panorama delle riviste educative italiane. Nata a Venezia negli anni 60’ per iniziativa di un gruppo di insegnanti impegnati sia sul piano politico che su quello professionale per una riforma democratica della scuola italiana – di qui il suo nome – si è poi sul finire degli anni 70’ trasformata in una rivista nazionale caratterizzata da un ampio retroterra scientifico senza, tuttavia, che ne venisse meno l’originario afflato politico ed ideale. Dopo un’esperienza durata più di venti anni, “Scuola Democratica”, coinvolta in una più generale crisi delle riviste educative italiane, aveva nel 2002 cessato le pubblicazioni.

Oggi, a distanza di pochi anni, un gruppo, composto da alcuni dei precedenti redattori cui si sono aggiunti diversi nuovi membri, intende rilanciare la testata sulla base di un progetto culturale ed editoriale che per un verso vuole porsi in linea di continuità con l’antecedente esperienza e per un altro ampliarne ed aggiornarne la prospettiva.

Talune delle caratteristiche proprie di questa rivista sembrano infatti quanto mai attuali, dal momento che di esse si avverte acutamente, nel dibattito attorno ai problemi dell’educazione in atto oggi nel nostro paese, l’assenza, o per lo meno una troppo fragile presenza. A tre di tali caratteristiche, in particolare, desideriamo riferirci.

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Il futuro dell’educazione

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di scuolademocratica, 26 novembre 2010 20:00

Immaginare il futuro, ridisegnare la società contemporanea, proiettarsi verso il cambiamento, accettare le sfide della trasformazione sono imperativi dominanti nel discorso e nelle pratiche della modernizzazione. Si tratta di ‘verità categoriche’ che definiscono il contorno e il contenuto dei discorsi, degli studi, delle riflessioni e delle politiche dell’educazione  nel quadro del progetto illuministico e che individuano una linea di consenso, malgrado le inevitabili differenze, che a partire da Kant e da Cartesio, attraversa nel passato prossimo studiosi come Piaget, Kohlberg e finisce per includere coloro che in questa prospettiva inscrivono ancora oggi la propria azione professionale, politica e intellettuale.

Sembrano esservi, peraltro, pochi dubbi sul fatto che la società contemporanea – comunque la si voglia definire – si vada modificando per effetto di un insieme di trasformazioni economiche, politiche, tecnologiche e sociali che mettono fortemente in discussione quel progetto di cambiamento e che di conseguenza inducono a ripensare – nel senso della continuità, oppure della complessiva modifica – il ruolo che le forme dell’educazione e i sistemi educativi sono chiamati a svolgere nel quadro attuale e nel futuro immediato.  I testi che seguono rappresentano delle diagnosi e delle modalità di interpretazione del futuro dell’educazione e costituiscono un primo tentativo di ordinamento delle analisi e delle risposte che autorevoli studiosi contemporanei hanno dedicato a tale questione. I brani scelti – presentati con pochi commenti e talora con  molti interrogativi – delineano, da un lato, una visione distopica – magistralmente presentata attraverso alcuni testi di Baumann (2009) ed inclusa nel primo paragrafo di questa selezione – e, dall’altro, una visione moderatamente ottimistica – rappresentata nel secondo paragrafo da coloro che danno una lettura accentuatamente positiva delle possibilità presenti all’interno dei processi di cambiamento, come Giddens,  Castells, Stehr  e che sono gli eredi in un certo senso della visione illuministica . La selezione si conclude con  un insieme di linee di riflessioni da riprendere nei numeri successivi della rivista per un dibattito post-prometeico sul futuro dell’educazione.

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Educare per la democrazia

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di admin, 25 novembre 2010 20:00

Testi di John Dewey a cura di Maurizio Lichtner

Che cosa significa educare alla democrazia? Certamente non significa solo fare “educazione civica” come materia separata, soprattutto se per educazione civica si intende poco più che imparare quali sono le istituzioni, i loro rapporti, i meccanismi che regolano la nostra convivenza civile. Educare alla democrazia dovrebbe anche significare portare i giovani a condividere valori, modi di essere, modalità di comportamento, insieme individuali e sociali. E questo non si ottiene solo con qualche lezione di “educazione civica”, ma sviluppando la valenza educativa di tutte le materie di studio, sia umanistiche che scientifiche, e soprattutto facendo esperienze, già a scuola, di un modo di vivere  “democratico”. Perciò può essere utile ripartire dai testi di Dewey, dove la democrazia appare non  solo una forma di governo, ma una way of life, un modo di essere individuale e sociale, che richiede condivisione di valori, solidarietà, interesse allo scambio di esperienze, impegno a superare gli egoismi e le distanze tra le classi. Queste implicazioni del concetto di democrazia, che alla critica ispirata alla filosofia analitica sembravano elementi di confusione, di scarsa chiarezza concettuale, costituiscono invece proprio l’aspetto più interessante, e più attuale, del pensiero di Dewey sul rapporto educazione-democrazia.

Oggi viviamo una contraddizione forte tra le spinte individualistiche, favorite in tanti modi, e il bisogno di mantenere il legame sociale. In una società democratica questa contraddizione è insostenibile, la democrazia ha bisogno sia di sviluppo e affermazione individuale che di solidarietà e inclusione. Ma come si connettono, nell’impresa educativa, i due principi dello sviluppo individuale e della socialità? La soluzione non è facile, e la lettura dei testi di Dewey può ancora dare indicazioni preziose sul rapporto tra “poteri individuali” e loro “equivalenti sociali”.

C’è poi un altro aspetto da considerare: educare alla democrazia, oggi, non può significare conformare alla società esistente per il semplice fatto che la società in cui viviamo è una democrazia imperfetta, carente, soprattutto per quanto riguarda i comportamenti sociali, la formazione dell’opinione pubblica, la moralità pubblica e privata. Educare alla democrazia significa costruire una coscienza critica, far capire la distanza che c’è tra lo stato di cose attuale e l’ideale democratico. Anche su questo punto Dewey offre importanti contributi, sostenendo che il compito della scuola non è affatto la riproduzione dello stato di cose esistente, ma è dare ai giovani gli strumenti per interpretare le situazioni e cambiarle. L’impresa educativa, per Dewey, è la coscienza critica della società, il momento e il luogo in cui la società si interroga su se stessa.

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