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	<title>Scuola Democratica</title>
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	<description>Learning For Democracy</description>
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		<title>Call for papers 2013-2014</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jan 2013 14:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scuolademocratica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.scuolademocratica.it/?p=1991</guid>
		<description><![CDATA[
Rivista SCUOLA DEMOCRATICA   
(casa editrice IL MULINO)
LE SFIDE ALL’EDUCAZIONE NEL TEMPO DELLA CRISI 
La Call for Papers riguarda tre numeri della rivista Scuola Democratica- Learning for Democracy: i numeri 2° e 3° del 2013 ed il numero 1° del 2014. 
I tre numeri avranno dei Guest Editors, esperti dei temi scelti. 
Questi, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		TD P { margin-bottom: 0cm } --></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: large;"><strong>Rivista SCUOLA DEMOCRATICA </strong></span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: medium;"><strong> </strong></span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: medium;"><em> </em></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: medium;"><em>(casa editrice IL MULINO)</em></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: medium;"><em>LE SFIDE ALL’EDUCAZIONE NEL TEMPO DELLA CRISI </em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">La Call for Papers riguarda tre numeri della rivista </span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;"><em>Scuola Democratica- Learning for Democracy</em></span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">: i numeri 2° e 3° del 2013 ed il numero 1° del 2014. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">I tre numeri avranno dei </span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;"><em>Guest Editors</em></span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">, esperti dei temi scelti. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Questi, in collaborazione con la Direzione e con il supporto della Redazione della rivista, condurranno il lavoro di scelta e selezione dei diversi contributi. Hanno dato la loro disponibilità: </span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;"><strong>Alessandro Cavalli, Daniele Checchi e Massimo Paci. </strong></span></span></p>
<table style="width: 698px; height: 53px;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="2">
<colgroup>
<col width="314"></col>
<col width="273"></col>
<col width="257"></col>
</colgroup>
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;" width="314"><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;"><em>n.2/autunno 2013 </em></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Education, 			occupazione e crescita economica </span></span></p>
</td>
<td style="text-align: center;" width="273"><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;"><em>n.3/inverno 2013 </em></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Education, 			welfare e modelli di società </span></span></p>
</td>
<td style="text-align: center;" width="257"><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;"><em>n.1 /primavera 2014 </em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Education, 			equità, diseguaglianze </span></span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Al centro della Call è il ruolo dell’istruzione e della formazione (per brevità diremo a volte Education, altre volte, e più esattamente, Education e Training- E&amp;T) in un contesto che vede il permanere di una crisi economica globale la cui gravità obbliga a porsi interrogativi di fondo non solo sul come uscirne ma anche sul come fare in modo che l’economia e la società del dopo-crisi non continuino ad essere afflitte dai fenomeni di instabilità e dalle distorsioni strutturali che hanno caratterizzato l’economia e la società pre-crisi. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Esistono due diverse polarizzazioni di questa problematica, una centrata sul ruolo di E&amp;T per la crescita economica, per la produttività e per l’occupazione ed una centrata sul rapporto fra E&amp;T, welfare e modelli di società. Sulla prima il terreno della ricerca è stato già molto arato, soprattutto dagli economisti ma anche dai sociologi dell’economia, del lavoro e dell’organizzazione. La seconda polarizzazione presenta invece un background conoscitivo meno ricco, e tuttavia di recente &#8211; oltre al permanere e forse all’acuirsi dell’attenzione alla già consolidata tematica delle diseguaglianze, dell’equità e della mobilità sociale &#8211; si sono sviluppati nuovi filoni di ricerche, come quello sugli effetti sociali (extra-economici) dell’education. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Nello stesso tempo &#8211; e non senza relazione con l’aggravarsi della crisi globale &#8211; filosofi, pedagogisti e studiosi delle scienze sociali hanno ripreso, con maggiore intensità e su un piano crescentemente inter- disciplinare, a discutere della questione delle finalità e degli obiettivi dei sistemi educativi e formativi, sia di quelle che di fatto vengono perseguite sia di quelle che alla luce di una riflessione ad ampio spettro sul modello sociale e sulla natura dell’educazione come tale si pensa che dovrebbero essere perseguite. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Si delinea così un approccio normativo tendente ad evitare tanto la tradizionale autoreferenzialità del mondo dell’education che la sua strumentalizzazione a fini esclusivamente economici. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">La Call riguarda tre aree tematiche che mettono in relazione l’education con più ampie problematiche sociali, insieme ad altri temi che sono più specifici a questo campo. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: medium;"><strong>Education, occupazione e crescita economica </strong></span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: medium;">(n.2/autunno 2013) </span></span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">L’investimento nel capitale umano, e quindi nell’istruzione e nella formazione, riveste un ruolo strategico per la crescita economica e per il superamento della crisi e delle sue drammatiche conseguenze sull’occupazione in specie giovanile. E partire altresì dalla constatazione che l’Italia, pur essendo rimasta assai indietro su questo terreno, figura fra quei paesi che la crisi ha ulteriormente indotto a politiche di tagli indiscriminati della spesa pubblica, ancor più penalizzanti per i settori della ricerca, dell’istruzione e della formazione. Una seconda constatazione riguarda un’anomalia che caratterizza il nostro paese: al confronto internazionale esso, insieme ad alcuni altri paesi della fascia del sud dell’Europa, si distingue per scarsa produzione e nello stesso tempo per scarsa utilizzazione del capitale umano dei giovani in uscita dal sistema dell’istruzione/formazione iniziale. Sebbene in ritardo rispetto alla maggior parte degli altri paesi economicamente avanzati nell’offerta di istruzione, di qualificazioni e di competenze, l’Italia presenta una domanda di lavoro qualificato così poco sostenuta da condannare allo spreco (disoccupazione, sottoutilizzazione, fuga dei cervelli all’estero) tanta parte del pur relativamente esiguo capitale umano formato dal sistema dell’education. Di qui una serie di quesiti di carattere generale che proponiamo come tematiche per questa call: </span></span></p>
<ul>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Quali sono le tendenze 	internazionali relativamente alla domanda di lavoro qualificato ed 	al rendimento economico, individuale e collettivo, dell’investimento 	nell’E&amp;T e quale è la posizione dell’Italia in tale 	quadro? Quale è l’impatto in tale ambito della crisi globale? Si 	va verso una crescita complessiva e lineare della domanda di 	qualificazione e del rendimento dell’investimento in capitale 	umano, oppure verso una crescita polarizzata quindi con contrazione 	delle qualificazioni intermedie, o viceversa concentrata proprio su 	queste ultime e con una domanda di alte qualificazioni non così 	diffusa come prevedevano i teorici dell’economia della conoscenza? </span></span></li>
<li><span style="font-family: Symbol;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Garamond;">Quale 	è l’effetto </span><span style="font-family: Garamond;"><em>dell’over-education</em></span><span style="font-family: Garamond;">? 	Produce uno </span><span style="font-family: Garamond;"><em>slack </em></span><span style="font-family: Garamond;">economicamente 	(e non solo socialmente) utile almeno nel lungo periodo ovvero, se 	guardata dal punto di vista collettivo, rappresenta semplicemente un 	investimento sbagliato, uno spreco di risorse? E ancora – che è 	un po’ mettere la stessa domanda in altri termini – quale è il 	rapporto fra domanda di lavoro ed offerta di qualificazioni? Può 	la seconda svolgere un ruolo proattivo, crearsi cioè in una certa 	misura la sua domanda, ovvero esplica un ruolo solo adattivo, per 	cui se si intende incidere sull’</span><span style="font-family: Garamond;"><em>over- 	education </em></span><span style="font-family: Garamond;">occorre mirare le 	politiche pubbliche prioritariamente sulla domanda? </span></span></span>• <span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Dalla riflessione teorica 	e dal quadro delle tendenze internazionali e nazionali in atto quali 	indicazioni si possono desumere riguardo all’annoso dilemma, 	tuttora al centro del dibattito sull’education, competenze 	generali trasferibili versus competenze specifiche più rapidamente 	valorizzabili? E’ vero che le competenze generali vanno sempre 	considerate a monte, cioè vengono acquisite necessariamente prima 	delle altre? Non vi sono competenze generali trasferibili (ad es. le 	competenze sociali) che si formano prevalentemente sul lavoro, 	perciò a valle rispetto alle competenze, generali ma anche 	specifiche, apprese a scuola o all’università? E </span></span></li>
</ul>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">poi come influisce sul dilemma, o sul mix fra i due tipi di competenze da considerare </span></span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">appropriato o ottimale, la prospettiva del </span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;"><em>Lifelong Learning</em></span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">? E come su di esso influisce la crisi? </span></span>• <span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Che impatto a livello internazionale la crisi ha avuto sulle politiche di spesa e sulle scelte di </span></span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">governance nel campo dell’E&amp;T? Altri quesiti e tematiche riguardano più specificamente l’Italia: </span></span></p>
<ul>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Come impatta la crisi 	sull’istruzione? Accorcia la prospettiva temporale dei giovani che 	si trovano a fare le loro scelte indirizzandoli verso la ricerca 	immediata di una qualche forma, sia pur precaria, di impiego e 	inducendoli ad anticipare l’uscita dal percorso formativo (vedi 	collasso delle immatricolazioni all’università)? O li scoraggia 	dalla ricerca senza però indurli, come è avvenuto in passato, ad 	usare l’istruzione quale area di parcheggio? </span></span></li>
<li><span style="font-family: Symbol;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Garamond;">Che 	cosa ci dicono le ricerche, di tipo quantitativo e qualitativo, 	riguardo al fenomeno dell’</span><span style="font-family: Garamond;"><em>over- 	education, </em></span><span style="font-family: Garamond;">della sottoutilizzazione 	del capitale umano? Si tratta di fenomeni per lo più temporanei, 	talvolta connessi ad una fase iniziale di precarietà del lavoro, e 	destinati a essere successivamente superati grazie ai processi di 	stabilizzazione e di mobilità intra-generazionale? O sono invece 	fenomeni vischiosi e di lunga durata, che hanno l’effetto di 	depauperare nel tempo la qualificazione e le competenze apprese nel 	sistema dell’education e di rappresentare vere e proprie trappole 	per l’individuo? </span></span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Sebbene investiti anche 	essi dalla crisi (quindi da crescente inattività, disoccupazione, 	sottoutilizzazione delle competenze, precarietà, 	sottoretribuzione), i giovani più istruiti non stanno pagando un 	prezzo inferiore rispetto a quelli meno istruiti? E non si sta 	dunque verificando, a livello individuale, un accrescimento del 	rendimento occupazionale ed economico dell’istruzione? Possiamo 	riscontrare che in taluni casi l’istruzione ha rafforzato le 	capacità adattive degli individui rendendoli più capaci di 	costruire percorsi innovativi di inserimento nel lavoro, percorsi 	imprevisti e magari distanti da quelli cui era stata finalizzata la 	loro formazione a scuola e all’università? </span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Oltre all’evidente 	impatto negativo della crisi sull’education, testimoniato dalla 	crescente disoccupazione dei giovani anche laureati, non siamo in 	presenza per certi aspetti di un impatto di segno positivo 	dell’education sulla crisi? Ad esempio, non sono i settori e le 	aziende a più elevata intensità di capitale umano e più 	innovative quelli o quelle che meglio resistono all’urto con la 	crisi in quanto riescono ad essere più competitivi e ad accrescere 	le proprie quote sui mercati internazionali? E ciò non potrebbe 	permetterci di uscire dalla crisi con una struttura produttiva un 	poco più avanzata di quella con cui vi siamo entrati? </span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Interrogandoci sulle possibili 	cause dell’anomalia italiana cui prima si accennava (scarsa 	produzione insieme a scarsa utilizzazione di capitale umano), e 	assumendo l’ottica della domanda-traino, intendiamo focalizzare 	l’attenzione sul nostro nanismo industriale (il 95% delle aziende 	al di sotto dei 50 addetti), sebbene l’arretratezza del terziario 	ne meriterebbe altrettanta. In realtà la tesi del nanismo non 	sembra dar conto per intero della realtà, poiché in settori 	tecnologicamente avanzati – p. es. nel farmaceutico, 	nell’ingegneristico, nell’ecologico-ambientale – ad operare 	sono piccole e medie aziende. Di qui alcune domande: </span></span></li>
</ul>
<ul>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">E’ proprio vero che 	ricerca, innovazione e occupazione qualificata sono soltanto l’esito 	della grande azienda illuminata o ci sono altri canali? </span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">E’ la dimensione 	dell’azienda la variabile fondamentale, o lo sono di più il 	settore o il distretto tecnologico? </span></span></li>
</ul>
<p>• <span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Quale impatto hanno sulla domanda di qualificazioni e di competenze l’innovazione organizzativa e i modelli di gestione delle risorse umane? </span></span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Il problema è trovare degli strumenti adeguati sia per ricomporre che per riqualificare il nanismo industriale italiano. A questo riguardo gli approfondimenti possono essere condotti sui due versanti: la domanda e l’offerta. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Con lo sguardo puntato sull’offerta, e in particolare sull’istruzione e sulla formazione, sarebbe utile analizzare alcune significative esperienze straniere, ad esempio le </span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;"><em>Fachhocschule </em></span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">e il sistema duale (apprendistato formativo) in Germania, l’alternanza scuola-lavoro e l’apprendistato di alta formazione in Francia. Non siamo tanto interessati ad una descrizione delle normative quanto ad un’analisi del loro funzionamento di fatto, del modo in cui si stabilisce la relazione fra il sistema di istruzione e di formazione e le aziende, fra apprendimento e pratiche di lavoro, nonché ai risultati raggiunti sul piano dell’integrazione fra le due sfere. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Quanto all’Italia, gli approfondimenti potrebbero riguardare, ad esempio: </span></span></p>
<ul>
<li><span style="font-family: Symbol;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Garamond;">i 	distretti industriali, dove funzionano e dove non, anche con 	riferimento all’integrazione tra scuola-lavoro. Si potrebbero 	rileggere i distretti italiani alla luce di un approccio che 	considera anche la funzione proattiva dell’offerta di 	qualificazioni e di competenze rispetto allo sviluppo economico 	locale e alla domanda di lavoro qualificato (ad esempio i figli dei 	piccoli imprenditori talvolta hanno generato un salto in termini di </span><span style="font-family: Garamond;"><em>upgrading </em></span><span style="font-family: Garamond;">delle 	competenze e quindi di qualità e di innovazione nelle attività 	produttive); </span></span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">l’università come 	agente di sviluppo locale; </span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">il ruolo storico svolto 	dagli istituti tecnici e professionali nell’ambito dei distretti 	industriali e la </span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">crisi attuale di queste 	filiere di istruzione secondaria; </span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">gli Its (Istituti Tecnici 	Superiori) e ed i Poli formativi, anche qui per vedere se queste 	iniziative </span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">contribuiscono a superare il 	nanismo italiano o a riqualificarlo: </span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">l’esperienza degli stage 	e dell’alternanza, sia nell’ambito dell’istruzione che dei 	percorsi triennali </span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">di istruzione e formazione 	professionale; </span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">la recente riforma 	dell’apprendistato e lo stentato avvio dell’apprendistato di 	alta formazione; </span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">il giudizio delle aziende 	sulla qualificazione e le competenze dei laureati; </span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">il ruolo di fatto svolto 	dalla formazione continua come strumento di riassorbimento della </span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">disoccupazione e come ausilio 	ai processi di innovazione. </span></span><span style="font-family: Symbol;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Garamond;"><strong>Education, 	welfare e modelli di società </strong></span><span style="font-family: Garamond;">n.3/inverno 	2013 </span></span></span><span style="font-family: Symbol;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Garamond;">Un secondo 	asse del discorso che la rivista intende affrontare con lo sguardo 	sempre rivolto alla crisi ed al dopo-crisi ruota attorno alla 	relazione fra education e welfare o, in un’accezione più ampia, 	modello di società. Fra i due assi – la crescita e il welfare – 	non vi è peraltro opposizione. Si può sostenere al contrario che 	la politica sociale (e quella dell’educazione e della formazione 	viste come componenti dinamiche del welfare) è potenzialmente un 	volano per l’economia. Si è andata formando attorno all’idea 	del </span><span style="font-family: Garamond;"><em>Social Investment Welfare State </em></span><span style="font-family: Garamond;">una corrente di idee che punta al 	superamento della divaricazione tra economico e sociale, tra 	crescita e welfare, una divaricazione che negli ultimi due decenni 	aveva invaso il campo delle policy, invocata, come una sorta di 	mantra, dai sostenitori del neo- </span></span></span></li>
</ul>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">liberismo. Anche in conseguenza dell’emergere di tale tendenza e di una visione delle politiche sociali di tipo non più esclusivamente assistenzialista (il welfare attivo), si è cominciato ad interrogarci su un tema precedentemente poco esplorato: la relazione fra educazione e welfare, considerato tanto nelle sue forme classiche che in quelle nuove. E’ dunque nostro interesse raccogliere proposte di contributi su questa tematica, anche di profilo teorico ed a carattere generale. Come lo è raccogliere contributi, di taglio descrittivo e/o normativo, su aspetti più specifici dell’apporto che l’istruzione e la formazione possono conferire da un lato alla crescita dell’occupazione e del reddito e, dall’altro, alla soddisfazione di importanti bisogni sociali. Ad esempio: </span></span></p>
<ul>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">nel settore dei servizi di 	cura alle persone e di sostegno alle famiglie con conseguenze 	positive sull’occupazione femminile; </span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">con riferimento allo 	sviluppo delle imprese sociali e dei ponti che in questo ambito si 	stanno creando tra il lavoro fuori mercato (come il tradizionale 	volontariato sociale) ed il lavoro nel mercato; </span></span>• <span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">nel terziario culturale 	(musei, cinema, teatro, musica, tv, etc.), nei quali la crescita 	dell’occupazione è stata in questi anni trainata 	dall’istruzione, in particolare da quella universitaria. </span></span><span style="font-family: Symbol;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Garamond;">Tuttavia, 	il valore dell’education e del welfare va al di là del loro 	apporto positivo alla crescita economica e alle opportunità di 	lavoro. L’egemonia acquisita negli ultimi trenta anni 	dall’approccio neo- liberista, progressivamente penetrato anche 	nel campo dell’education, ha dato impulso a diverse forme di 	riduzionismo nella definizione di finalità ed obiettivi 	dell’istruzione. L’affermarsi del concetto di </span><span style="font-family: Garamond;"><em>accountability </em></span><span style="font-family: Garamond;">e il sempre più ampio uso del </span><span style="font-family: Garamond;"><em>testing </em></span><span style="font-family: Garamond;">degli 	apprendimenti a fini di regolazione, sebbene in se stesse siano 	novità non prive di potenzialità positive, hanno determinato 	l’insorgere di tendenze ad una identificazione riduttiva degli 	obiettivi delle organizzazioni educative che non possono essere 	fatti coincidere con le performance degli studenti soggette a 	standardizzazione e misurazione. Analogamente, l’enfasi sui 	bisogni di qualificazione per il lavoro e sulla “conoscenza 	utile”, pur non priva di risvolti positivi quando si manifesta con 	riguardo ad organizzazioni tradizionalmente affette da inclinazioni 	all’autoreferenzialità, se spinta oltre un certo limite rischia 	di determinare un inaccettabile restringimento in senso 	economicistico delle finalità e degli obiettivi dell’istruzione. </span></span></span><span style="font-family: Symbol;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Garamond;">Una 	domanda di ordine generale che sarebbe interessante discutere sulla 	nostra rivista è se la crisi stia agendo e, per quanto si può 	oggi prevedere, agirà in futuro come un acceleratore o piuttosto 	come un freno in relazione a tali tendenze. Essa potrebbe infatti 	rinvigorire l’egemonia del neo-liberismo e dei modelli di 	regolazione del tipo del </span><span style="font-family: Garamond;"><em>new public 	management</em></span><span style="font-family: Garamond;">, giocando a favore di 	una sempre più forte preminenza dell’imperativo dell’efficienza 	rispetto a quello dell’efficacia e della visione economicistica 	dell’education rispetto ad altre di maggiore respiro. Ma potrebbe 	viceversa dare forza ad approcci alternativi basati sulla ricerca di 	un nuovo modello di sviluppo, evidenziando l’importanza, pure per 	l’education, di finalità quali l’innalzamento del </span><span style="font-family: Garamond;"><em>wellbeing </em></span><span style="font-family: Garamond;">e della qualità della vita, il 	dispiegamento della libertà e della democrazia, il progresso 	dell’eguaglianza, dell’equità e della giustizia distributiva, 	nonché quella di un più libero e completo sviluppo della 	personalità. Su questo terreno il </span><span style="font-family: Garamond;"><em>framework </em></span><span style="font-family: Garamond;">teorico di riferimento è sempre 	più spesso quello offerto dal </span><span style="font-family: Garamond;"><em>capability 	approach </em></span><span style="font-family: Garamond;">e dagli studi, che si 	vanno oggi moltiplicando in varie sedi, sul superamento del PIL e 	sugli indicatori dello sviluppo umano. Sarebbe pertanto utile per la 	rivista: </span></span></span></li>
</ul>
<p>• <span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">ricevere contributi di natura teorica e/o empirica su questi approcci in quanto applicati ai settori dell’education; </span></span></p>
<p>• <span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">inserire analisi dei recenti tentativi dell’UE di ridefinire le finalità, gli obiettivi e le strategie dell’education (il progetto </span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;"><em>Rethinking Education</em></span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">); </span></span></p>
<p>• <span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">ospitare studi sugli effetti sociali dell’education (p. es. </span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;"><em>civicness </em></span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">e partecipazione politica, rispetto dei diversi, capitale sociale e fiducia, salute, consumi culturali) o rassegne di studi che utilizzino anche i recenti rapporti in materia dell’OECD; </span></span></p>
<p>• <span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">aprirsiariflessioniditipopedagogicoopsico-pedagogicosultemadellecosiddette“educazioni a”, per esempio alla cittadinanza attiva ed alla partecipazione democratica. E sul tema della formazione di competenze trasversali quali il pensiero critico, la creatività, l’auto- apprendimento, le </span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;"><em>life skills</em></span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: medium;"><strong>Education, equità, diseguaglianze </strong></span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: medium;">n.1 /primavera 2014 </span></span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Alla questione della relazione fra education, welfare e modelli di società è riconducibile anche l’intera area tematica della giustizia, dell’equità e delle diseguaglianze</span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;"><strong>, </strong></span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">sempre con riferimento ai settori dell’education e al contributo che essi danno alla riproduzione e/o al mutamento della società. In questa terza area saranno in particolare accolti con interesse contributi su: </span></span></p>
<ul>
<li><span style="font-family: Symbol;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Garamond;">L’educationnelleteoriedellagiustiziaenellericercheempirichesui</span><span style="font-family: Garamond;"><em>feelingsofjustice</em></span><span style="font-family: Garamond;">. </span></span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">L’andamento nel tempo 	e/o nello spazio delle diseguaglianze educative e dell’uso 	dell’istruzione come leva per la mobilità sociale. Il tema 	potrebbe essere affrontato con riferimento ai diversi tipi di 	diseguaglianze: da quelle legate alla classe o ceto sociale di 	appartenenza alle disparità di genere, dai divari territoriali 	alle condizioni di inferiorità in cui si trovano i gruppi etnici 	minoritari. E con riguardo all’Italia come pure su un piano di </span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">comparazione internazionale. </span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">I fattori associati alle 	diseguaglianze educative ed all’immobilità sociale, con i 	connessi </span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">problemi relativi alle 	metodologie di analisi, alla scelta degli indicatori e alle tecniche 	di </span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">misurazione. </span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Le relazioni fra equità, 	come riduzione delle diseguaglianze sociali negli accessi, negli 	esiti e </span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">nelle opportunità, ed 	efficacia e qualità nell’istruzione. </span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Il tema della giustizia, 	dell’equità e delle diseguaglianze è quello su cui più 	evidente è stato sul piano storico il nesso fra politiche 	educative e politiche sociali. Si pensi ad esempio alle riforme in 	senso comprensivo della scuola secondaria intervenute fra gli anni 	60 e 80 in diversi paesi europei, fra i quali l’Italia. Oggi si 	parla di una fase “post-comprensiva”, che viene però a 	denotarsi in modi diversi e perfino opposti: da un lato come 	abbandono dell’obiettivo dell’eguaglianza e sua sostituzione con 	gli obiettivi della differenziazione gerarchica, della libera scelta 	delle famiglie e della competizione meritocratica fra le scuole, 	dall’altro con il rilancio di quegli obiettivi in termini nuovi, 	più attenti agli aspetti qualitativi dei processi di 	insegnamento-apprendimento ed alle esigenze di una giusta 	differenziazione delle modalità didattiche e dei percorsi di 	studio. Per quanto riguarda le policy, saremmo interessati a 	ricevere contributi su vari temi, ad esempio: </span></span></li>
</ul>
<p>• <span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">un bilancio delle esperienze di </span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;"><em>comprehensive school </em></span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">compiute in Italia (riforma della scuola media) e in altri contesti nazionali; </span></span></p>
<ul>
<li><span style="font-family: Symbol;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Garamond;">una 	discussione su più recenti esperienze di riforma, ad esempio 	quelle condotte in Inghilterra ad opera dei governi del </span><span style="font-family: Garamond;"><em>New 	Labour </em></span><span style="font-family: Garamond;">e nei paesi scandinavi, 	sempre dal punto di vista della giustizia e dell’eguaglianza 	nell’istruzione; </span></span></span></li>
<li><span style="font-family: Symbol;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Garamond;">un’analisi 	delle politiche indirizzate a introdurre soglie minime di 	apprendimento delle competenze di base del tipo dello “zoccolo 	comune” in Francia, anche sulla scia delle Raccomandazioni europee 	sulle </span><span style="font-family: Garamond;"><em>key competences </em></span><span style="font-family: Garamond;">per 	l’apprendimento permanente; </span></span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">studi sugli effetti in 	termini di equità di diversi modelli di governance dell’istruzione 	e della formazione e di differenti modelli didattici. </span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">sugli effetti delle 	micro-politiche territoriali o di istituto e di progetti di 	innovazione o sperimentazione didattica, tecnologica ed 	organizzativa, sempre relativamente alle dimensioni dell’equità 	ed al suo rapporto con quelle dell’efficacia e della qualità. </span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;"><strong>Altre tematiche </strong></span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Accanto ai temi indicati la 	rivista ne affronterà altri, molti dei quali già trattati nei 	numeri precedenti. In particolare, si accettano contributi su: </span></span></li>
</ul>
<ul>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">gli insegnanti, la 	leadership distribuita, i dirigenti scolastici; </span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">la valutazione (nella 	scuola, nell’università, nella formazione professionale); </span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">conoscenze e competenze 	nella didattica disciplinare e in quella cross-curricolare; </span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">le tecnologie e il 	cambiamento degli ambienti di apprendimento; </span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">la governance ai vari 	livelli del sistema di istruzione e di formazione; </span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">le riforme degli 	ordinamenti e dei curricoli (della scuola, dell’università, 	etc.); </span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">lo studio di casi, anche 	relativi ai sistemi educativi stranieri; </span></span></li>
<li><span style="font-family: Symbol;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Garamond;">le 	problematiche teoriche e metodologiche della </span><span style="font-family: Garamond;"><em>comparative 	education</em></span><span style="font-family: Garamond;">. </span></span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;"><strong>Tipologie di contributi e 	scadenze </strong></span></span><span style="font-family: Symbol;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Garamond;">I 	contributi sulle tematiche possono avere un taglio disciplinare in 	uno dei settori (in particolare, antropologia, economia, pedagogia, 	psicologia, sociologia, statistica, studi politici) ad esse 	interessati ovvero un taglio interdisciplinare. Possono, a seconda 	degli argomenti trattati utilizzare metodologie quantitative, 	qualitative o miste. Consistere in saggi lunghi (30.000/40.000 	battute) o brevi (20.000/30.000), in note o interventi a dibattiti 	(13.000/18.000), in rassegne (fino a 20.000) e in recensioni 	(8.000/10.000). I contributi debbono conformarsi alle ordinarie 	norme editoriali presenti sul suto </span><span style="color: #0000ff;"><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: x-small;">http://www.scuolademocratica.it/ </span></span></span></span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Le scadenze per la 	presentazione dei testi sono: </span></span>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;"><strong>Education, occupazione e 	crescita economica </strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">- i saggi (che saranno 	sottoposti a referaggio esterno “cieco”) devono arrivare entro 	il 15 aprile 2013. </span></span></li>
</ul>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">- le note, gli interventi per i dibattiti, le rassegne e le recensioni devono arrivare entro il 20 maggio. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;"><strong>Education, welfare e modelli di società </strong></span></span></p>
<ul>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">i saggi (che saranno 	sottoposti a referaggio esterno “cieco”) devono arrivare entro 	l’1 luglio 2013. </span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">le note per i dibattiti, 	le rassegne e le recensioni devono arrivare entro il 20 luglio. </span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;"><strong>Education, 	equità, diseguaglianze </strong></span></span></li>
</ul>
<ul>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">i saggi (che saranno 	sottoposti a referaggio esterno “cieco”) devono arrivare entro 	l’1 novembre 2013. </span></span></li>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">le note, gli interventi 	per i dibattiti, le rassegne e le recensioni devono arrivare entro 	il 20 novembre. </span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;"><strong>Altre tematiche </strong></span></span></li>
</ul>
<ul>
<li><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">i saggi (che saranno 	sottoposti a referaggio esterno “cieco”) devono arrivare entro 	il 15 aprile 2013 o entro il 1 luglio 2013 o entro l’1 novembre 	2013 . </span></span></li>
<li>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">le note, gli interventi 	per i dibattiti, le rassegne e le recensioni devono arrivare entro 	il 20 maggio o entro il 20 luglio 2013 o entro il 20 novembre 2013 </span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: small;">Gli autori stranieri possono 	presentare i loro contributi in lingua inglese. </span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: medium;"><em>Indirizzo a cui mandare i 	contributi: </em></span></span><span style="font-family: Garamond;"><span style="font-size: medium;">redazione@scuolademocratica.it </span></span></p>
</li>
</ul>
<p style="text-align: center;"><a title="call for paper 2013-2014 extendend version" href="http://www.scuolademocratica.it/wp-content/uploads/2013/01/Rivista-SCUOLA-DEMOCRATICA-call-ext.-vers.-final.pdf" target="_blank">scarica la Call for paper 2013-2014 (versione estesa)</a></p>
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		<title>Master in Management delle Istituzioni Scolastiche e Formative</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Nov 2012 12:18:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scuolademocratica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[La terza edizione del Master Universitario di II livello in  Management delle Istituzioni Scolastiche e Formative (Master MES &#8211;  Management of Education and School) si pone l’obiettivo di  sviluppare le competenze professionali funzionali al ruolo strategico e  innovativo del dirigente scolastico, con riferimento al contesto odierno  e alle sue possibili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La terza edizione del <strong>Master Universitario di II livello in  Management delle Istituzioni Scolastiche e Formative (Master MES &#8211;  Management of Education and School) </strong>si pone l’obiettivo di  sviluppare le competenze professionali funzionali al ruolo strategico e  innovativo del dirigente scolastico, con riferimento al contesto odierno  e alle sue possibili evoluzioni.</p>
<p><span style="color: #999999;">Per maggiori informazioni:</span></p>
<p>- Sito del <strong>Master MES &#8211;  Management of  Education and School </strong> <a title="master MES" href="http://www.mip.polimi.it/mip/it/Corporate/sum/Master/Master-in-Management-delle-Istituzioni-Scolastiche-e-Formative.html" target="_blank">(vai) </a></p>
<p>- Brochure MES 3a Edizione GENNAIO 2013 &#8211; LUGLIO 2014 <a title="brochur mes 3a EDIZIONE GENNAIO 2013 - LUGLIO 2014" href="http://www.scuolademocratica.it/wp-content/uploads/2012/11/MES_Brochure.pdf" target="_blank">(scarica pdf)</a></p>
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		</item>
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		<title>Internazionalizzazione della CRUI e terza missione Università</title>
		<link>http://www.scuolademocratica.it/2012/10/internazionalizzazione-della-crui-e-terza-missione-universita/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Oct 2012 23:11:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scuolademocratica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Extensiòn]]></category>
		<category><![CDATA[Patti formativi]]></category>
		<category><![CDATA[Responsabilità Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Missione]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[di Emanuela Stefani


Abstract: Extensión. E’ con questa parola che in America Latina gli atenei sono soliti chiamare le relazioni con il tessuto sociale e produttivo. Estensione è una parola che suggerisce immediatamente l’intento di creare un’area di sovrapposizione fra il sapere e le necessità dei cittadini. Tentando di avvicinare un modello di cooperazione basato sull’ascolto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Emanuela Stefani</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><strong>Abstract</strong>: Extensión. E’ con questa parola che in America Latina gli atenei sono soliti chiamare le relazioni con il tessuto sociale e produttivo. Estensione è una parola che suggerisce immediatamente l’intento di creare un’area di sovrapposizione fra il sapere e le necessità dei cittadini. Tentando di avvicinare un modello di cooperazione basato sull’ascolto attivo e sulla collaborazione in rete la Fondazione CRUI ha dato vita a CID. Conoscimiento, Inclución e Desarrollo. Un progetto finanziato dalla UE che intende inaugurare un nuovo modello di collaborazione fra atenei, tessuto sociale e realtà produttive basato su due best practice europee riadattate ai contesti latinoamericani. Da una parte i Patti Formativi e dall’altra i Comitati di indirizzo.</p>
<p><strong>Emanuela Stefani</strong>, direttore della crui (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) e della Fondazione crui per le Università Italiane. Ha maturato un’esperienza pluriennale nel settore universitario, in particolare nell’ambito della valutazione, della gestione della ricerca e dell’alta formazione, scrivendo diverse pubblicazioni in merito.</p>
<p>stefani@fondazionecrui.it</p>
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		</item>
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		<title>Organizzare la didattica in università:un processo possibile</title>
		<link>http://www.scuolademocratica.it/2012/10/organizzare-la-didattica-in-universitaun-processo-possibile/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Oct 2012 23:03:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scuolademocratica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Appelli]]></category>
		<category><![CDATA[Fuori Corso]]></category>
		<category><![CDATA[riforma universitaria]]></category>
		<category><![CDATA[Riorganizzazione didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Tutor]]></category>

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		<description><![CDATA[di Maria Serena Piretti


 
Abstract. A partire dal 2004 la Facoltà di Scienze Politiche “Roberto Ruffilli dell’Università degli Studi di Bologna (sede di Forlì) ha avviato un programma di riorganizzazione della Didattica finalizzato a contenere un problema endemico dell’università italiana: la presenza di studenti “fuori corso”. L’articolo si propone di ricostruire i diversi passaggi attraverso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Maria Serena Piretti</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Abstract.</strong> A partire dal 2004 la Facoltà di Scienze Politiche “Roberto Ruffilli dell’Università degli Studi di Bologna (sede di Forlì) ha avviato un programma di riorganizzazione della Didattica finalizzato a contenere un problema endemico dell’università italiana: la presenza di studenti “fuori corso”. L’articolo si propone di ricostruire i diversi passaggi attraverso i quali questo progetto è stato messo in atto: dall’ipotesi di lavoro realizzata, all’avvio del processo partendo sia dalla costruzione del consenso attorno all’idea di riorganizzazione, sia dai rapporti tra Facoltà e Senato accademico per l’approvazione del progetto fino ai risultati raggiunti e agli aggiustamenti che, in corso d’opera, si è ritenuto necessario portare all’esperienza in atto. Chi scrive è stato uno dei promotori del programma.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Maria Serena Piretti</strong>, ordinario di Storia Contemporanea presso l’Università degli Studi di Bologna fino al 2011. Negli ultimi anni della sua carriera universitaria ha ricoperto le cariche prima di vice e poi di Preside della Facoltà di Scienze Politiche Roberto Ruffilli. Tra le sue recenti pubblicazioni La legge truffa (Il Mulino, 2003) e Roberto Ruffilli: una vita per le riforme (Il Mulino, 2008).</p>
<p style="text-align: justify;">
mariaserena.piretti@unibo.it</p>
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		</item>
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		<title>Nuove pratiche di responsabilità per l’Accademica</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Oct 2012 22:55:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scuolademocratica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Responsabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Sistema decisionale]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[di Francesco Consoli
Abstract: La governance dell’Università italiana sta affrontando un profondo processo di cambiamento sistemico per essere all’altezza di nuove responsabilità. Questo cambiamento riguarda tutta la cultura accademica e le nuove relazioni e processi tra agenzie, persone e istituzioni coinvolti nei processi decisionali. Questo articolo introduce il fuoco tematico della sezione sottolineando il filo rosso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Francesco Consoli</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Abstract:</strong> La <em>governance</em> dell’Università italiana sta affrontando un profondo processo di cambiamento sistemico per essere all’altezza di nuove responsabilità. Questo cambiamento riguarda tutta la cultura accademica e le nuove relazioni e processi tra agenzie, persone e istituzioni coinvolti nei processi decisionali. Questo articolo introduce il fuoco tematico della sezione sottolineando il filo rosso che collega i diversi contributi. Il primo articolo riguarda i cambiamenti nel processo decisionale e nelle pratiche per dare impulso alla riforma didattica, il secondo riguarda i cambiamenti nel processo decisionale e nelle pratiche per far fronte alle nuove responsabilità cui le Università devono far fronte verso problemi. Funzioni e popolazioni tradizionalmente esterni al perimetro accademico (la cosiddetta Terza Funzione, o, in America Latina, <em>Extenciòn</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Francesco Consoli</strong>, sociologo, ha insegnato Sociologia dell’organizzazione e Sociologia dell’innovazione presso la Facoltà di Scienze statistiche della Sapienza, Università di Roma, e Sociologia delle professioni presso la Facoltà di Sociologia dello stesso ateneo. Da anni è impegnato nell’applicazione e nello sviluppo di metodologie riflessive di apprendimento e partecipazione, sia nella didattica che nella formazione professionale e organizzativa. In questo campo ha collaborato con Reflective Learning International e con la rivista Reflective Practice, ed è membro dei Comitati Scientifici di Educational Reflective Practice e di Formazione e Cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify;">francoconsoli@gmail.com</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>La Peer Review come valutazione esterna dell’istruzione e della formazione professionale. Definizione, esperienze ed indicazioni per l’uso</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Oct 2012 22:42:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scuolademocratica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione e formazione professionale]]></category>
		<category><![CDATA[Peer review]]></category>
		<category><![CDATA[valutazione esterna]]></category>

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		<description><![CDATA[di  Maria Gutknecht Gmeiner
 
Abstract: l’articolo presenta e discute il metodo della Peer Review, il tradizionale strumento impiegato a livello universitario, come una nuova e promettente metodologia per realizzare azioni di valutazione esterna nel campo dell’istruzione e della formazione professionale.
Maria Gutknecht-Gmeiner, è attualmente direttrice di IMPULSE (Evaluation and Organisation Development) dopo essere stata fino al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di  Maria Gutknecht Gmeiner</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Abstract:</strong> l’articolo presenta e discute il metodo della Peer Review, il tradizionale strumento impiegato a livello universitario, come una nuova e promettente metodologia per realizzare azioni di valutazione esterna nel campo dell’istruzione e della formazione professionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Maria Gutknecht-Gmeiner</strong>, è attualmente direttrice di IMPULSE (Evaluation and Organisation Development) dopo essere stata fino al 2009 vice-direttrice dell’Istituto austriaco per la ricerca  nella formazione professionale (Österreichisches Institut für  Berufsbildungsforschung). Possiede una lunga esperienza nel campo della ricerca applicata all’istruzione e alla formazione professionale. Le sue aree di competenza includono la valutazione e la qualità nell’istruzione e nella formazione, la ricerca nell’istruzione e nella formazione professionale e nell’educazione degli adulti, il mainstreaming di genere e il coordinamento di progetti europei.</p>
<p style="text-align: justify;">m.gutknecht-gmeiner@impulse.at</p>
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		<title>Tra fotografia dei risultati e controllo delle procedure: come assicurare la qualità dell’istruzione e formazione professionale?</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Oct 2012 22:34:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scuolademocratica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[assicurazione di qualità]]></category>
		<category><![CDATA[strutture scolastiche e formative]]></category>
		<category><![CDATA[valutazione]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giorgio Allulli
Abstract : L’articolo propone che alla Raccomandazione europea, che richiede di assicurare la qualità delle strutture scolastiche e formative, si risponda attraverso un nuovo modello, che integri le caratteristiche positive dei due approcci tradizionalmente adottati, quello input-output e quello fondato sui processi.
Giorgio Allulli, dirigente di ricerca dell’isfol, coordinatore del Reference Point Italiano sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Giorgio Allulli</p>
<p><strong>Abstract : </strong>L’articolo propone che alla Raccomandazione europea, che richiede di assicurare la qualità delle strutture scolastiche e formative, si risponda attraverso un nuovo modello, che integri le caratteristiche positive dei due approcci tradizionalmente adottati, quello input-output e quello fondato sui processi.</p>
<p><strong>Giorgio Allulli</strong>, dirigente di ricerca dell’isfol, coordinatore del Reference Point Italiano sulla garanzia di qualità dell’istruzione e formazione professionale e membro dello Steering group della Rete europea sulla qualità ifp. Ha diretto il settore istruzione del censis e il segretariato della Conferenza dei Rettori. I suoi interessi si concentrano sull’analisi delle politiche educative e sulla valutazione del sistema d’istruzione e formazione.<br />
g.allulli@isfol.it</p>
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		<title>La valutazione della ricerca e dell’Università</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Oct 2012 22:25:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scuolademocratica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[effetti non intenzionali]]></category>
		<category><![CDATA[quantificazione]]></category>
		<category><![CDATA[scienze sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Valutazione della ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[di Andrea Buonaccorsi
 
Abstract: L&#8217;articolo discute la valutazione della ricerca alla luce di recenti sviluppi delle scienze umane e sociali. In primo luogo richiama l&#8217;analisi storica della emergenza della statistica applicata alla realtà sociale negli stati nazionali e nelle democrazie moderne, sostenendo che la quantificazione della realtà sociale è stata rivendicata come una conquista del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Andrea Buonaccorsi</em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Abstract:<em> </em></strong>L&#8217;articolo discute la valutazione della ricerca alla luce di recenti sviluppi delle scienze umane e sociali. In primo luogo richiama l&#8217;analisi storica della emergenza della statistica applicata alla realtà sociale negli stati nazionali e nelle democrazie moderne, sostenendo che la quantificazione della realtà sociale è stata rivendicata come una conquista del governo democratico e della applicazione del metodo scientifico. Questa visione è stata contestata da alcuni filoni delle scienze sociali post-moderne, che hanno invece decostruito la quantificazione come forma di dominio. Recenti risultati nella teoria delle decisioni suggeriscono la possibilità di aggregare preferenze individuali in ordinamenti completi anche a partire da valutazioni di tipo qualitativo. L&#8217;articolo discute poi alcuni possibili effetti non intenzionali della valutazione, prendendo a riferimento la classificazione delle riviste scientifiche e propone suggerimenti per ridurre l&#8217;impatto di possibili effetti perversi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Andrea Bonaccorsi</strong>, professore ordinario di Ingegneria Gestionale presso l’Università di Pisa e membro del Consiglio Direttivo dell’anvur. La sua attività di ricerca si è concentrata sull’economia della scienza e della tecnologia. Autore di numerose pubblicazioni sulle principali riviste internazionali di economia dell’innovazione e della ricerca. Membro del Gruppo permanente di esperti del Commissario Europeo alla Ricerca (Innovation for Growth),</p>
<p style="text-align: justify;">andrea.bonaccorsi@anvur.org</p>
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		<title>A proposito della valutazione degli insegnanti</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Oct 2012 22:15:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scuolademocratica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Fiorella Farinelli
 
Fiorella Farinelli, esperta di scuola e formazione, ex Direttore Generale del Ministero Pubblica Istruzione.
fiorella.farinelli2@gmail.com
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Fiorella Farinelli</em><br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Fiorella Farinelli</strong>, esperta di scuola e formazione, ex Direttore Generale del Ministero Pubblica Istruzione.</p>
<p>fiorella.farinelli2@gmail.com</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Premiare i migliori insegnanti migliora la scuola?</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Oct 2012 22:08:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>scuolademocratica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Governo della scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Qualità media dei docenti]]></category>
		<category><![CDATA[valutazione]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giorgio Ragazzini
 
Abstract: Premiare i migliori insegnanti non migliora la qualità media e può anzi creare tensioni e insoddisfazione fra i colleghi. Molto meglio sforzarsi di garantire che tutti i docenti siano almeno sufficienti sia per capacità che per correttezza professionale. A questo scopo bisogna anche poter provvedere subito nei casi di palese inadeguatezza. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Giorgio Ragazzini</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Abstract:</strong> Premiare i migliori insegnanti non migliora la qualità media e può anzi creare tensioni e insoddisfazione fra i colleghi. Molto meglio sforzarsi di garantire che tutti i docenti siano almeno sufficienti sia per capacità che per correttezza professionale. A questo scopo bisogna anche poter provvedere subito nei casi di palese inadeguatezza. Meglio investire le scarse risorse a disposizione per affidare a docenti selezionati i nuovi ruoli indispensabili al governo delle scuole.</p>
<p><strong>Giorgio Ragazzini</strong>, docente di Lettere nella scuola media. Come responsabile dell’aggiornamento, ha progettando e organizzato seminari, corsi e convegni, con una particolare attenzione alla relazione educativa. Ha coordinato la stesura di un codice dei principi etici per la Gilda degli Insegnanti. Fa parte del «Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità» di cui cura anche il blog.<br />
giorgio.ragazzini@libero.it</p>
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