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Il futuro dell’educazione

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di scuolademocratica, 26 novembre 2010 20:00

Immaginare il futuro, ridisegnare la società contemporanea, proiettarsi verso il cambiamento, accettare le sfide della trasformazione sono imperativi dominanti nel discorso e nelle pratiche della modernizzazione. Si tratta di ‘verità categoriche’ che definiscono il contorno e il contenuto dei discorsi, degli studi, delle riflessioni e delle politiche dell’educazione  nel quadro del progetto illuministico e che individuano una linea di consenso, malgrado le inevitabili differenze, che a partire da Kant e da Cartesio, attraversa nel passato prossimo studiosi come Piaget, Kohlberg e finisce per includere coloro che in questa prospettiva inscrivono ancora oggi la propria azione professionale, politica e intellettuale.

Sembrano esservi, peraltro, pochi dubbi sul fatto che la società contemporanea – comunque la si voglia definire – si vada modificando per effetto di un insieme di trasformazioni economiche, politiche, tecnologiche e sociali che mettono fortemente in discussione quel progetto di cambiamento e che di conseguenza inducono a ripensare – nel senso della continuità, oppure della complessiva modifica – il ruolo che le forme dell’educazione e i sistemi educativi sono chiamati a svolgere nel quadro attuale e nel futuro immediato.  I testi che seguono rappresentano delle diagnosi e delle modalità di interpretazione del futuro dell’educazione e costituiscono un primo tentativo di ordinamento delle analisi e delle risposte che autorevoli studiosi contemporanei hanno dedicato a tale questione. I brani scelti – presentati con pochi commenti e talora con  molti interrogativi – delineano, da un lato, una visione distopica – magistralmente presentata attraverso alcuni testi di Baumann (2009) ed inclusa nel primo paragrafo di questa selezione – e, dall’altro, una visione moderatamente ottimistica – rappresentata nel secondo paragrafo da coloro che danno una lettura accentuatamente positiva delle possibilità presenti all’interno dei processi di cambiamento, come Giddens,  Castells, Stehr  e che sono gli eredi in un certo senso della visione illuministica . La selezione si conclude con  un insieme di linee di riflessioni da riprendere nei numeri successivi della rivista per un dibattito post-prometeico sul futuro dell’educazione.

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Educare per la democrazia

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di admin, 25 novembre 2010 20:00

Testi di John Dewey a cura di Maurizio Lichtner

Che cosa significa educare alla democrazia? Certamente non significa solo fare “educazione civica” come materia separata, soprattutto se per educazione civica si intende poco più che imparare quali sono le istituzioni, i loro rapporti, i meccanismi che regolano la nostra convivenza civile. Educare alla democrazia dovrebbe anche significare portare i giovani a condividere valori, modi di essere, modalità di comportamento, insieme individuali e sociali. E questo non si ottiene solo con qualche lezione di “educazione civica”, ma sviluppando la valenza educativa di tutte le materie di studio, sia umanistiche che scientifiche, e soprattutto facendo esperienze, già a scuola, di un modo di vivere  “democratico”. Perciò può essere utile ripartire dai testi di Dewey, dove la democrazia appare non  solo una forma di governo, ma una way of life, un modo di essere individuale e sociale, che richiede condivisione di valori, solidarietà, interesse allo scambio di esperienze, impegno a superare gli egoismi e le distanze tra le classi. Queste implicazioni del concetto di democrazia, che alla critica ispirata alla filosofia analitica sembravano elementi di confusione, di scarsa chiarezza concettuale, costituiscono invece proprio l’aspetto più interessante, e più attuale, del pensiero di Dewey sul rapporto educazione-democrazia.

Oggi viviamo una contraddizione forte tra le spinte individualistiche, favorite in tanti modi, e il bisogno di mantenere il legame sociale. In una società democratica questa contraddizione è insostenibile, la democrazia ha bisogno sia di sviluppo e affermazione individuale che di solidarietà e inclusione. Ma come si connettono, nell’impresa educativa, i due principi dello sviluppo individuale e della socialità? La soluzione non è facile, e la lettura dei testi di Dewey può ancora dare indicazioni preziose sul rapporto tra “poteri individuali” e loro “equivalenti sociali”.

C’è poi un altro aspetto da considerare: educare alla democrazia, oggi, non può significare conformare alla società esistente per il semplice fatto che la società in cui viviamo è una democrazia imperfetta, carente, soprattutto per quanto riguarda i comportamenti sociali, la formazione dell’opinione pubblica, la moralità pubblica e privata. Educare alla democrazia significa costruire una coscienza critica, far capire la distanza che c’è tra lo stato di cose attuale e l’ideale democratico. Anche su questo punto Dewey offre importanti contributi, sostenendo che il compito della scuola non è affatto la riproduzione dello stato di cose esistente, ma è dare ai giovani gli strumenti per interpretare le situazioni e cambiarle. L’impresa educativa, per Dewey, è la coscienza critica della società, il momento e il luogo in cui la società si interroga su se stessa.

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