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Con quali finalità diversificare l’offerta del sistema d’istruzione superiore?

di scuolademocratica, 3 febbraio 2012 22:41

di Roberto Moscati

ABSTRACT:  Il contributo individua, nella definizione delle finalità del sistema universitario, la priorità più stringente. Pur considerando i trend internazionali, si riflette sulla specificità del caso italiano caratterizzato da un’autonomia spesso solo formale e da una costante riduzione dell’offerta formativa. A ciò si aggiunge una tendenza italiana all’attuazione solo formale delle riforme, un difficile rapporto con un mondo del lavoro incapace di esprimere le proprie necessità, ed un mondo accademico dove ancora forti sono le resistenze al cambiamento. Queste peculiarità non hanno condotto ad una riforma della governance che definisse finalità e strategie di medio-lungo periodo, rese accettabili anche ai soggetti più direttamente coinvolti, ma ad un insieme di misure burocratiche punitive. E in assenza di questo tipo di governance introdurre una politica di differenziazione potrebbe comportare situazioni di iniquità. Qualità ed equità sono davvero estremi inconciliabili di una politica universitaria? Alcuni esempi internazionali evidenziano il contrario, tuttavia volendo attuare una politica di differenziazione, si ribadisce la necessità del rispetto di equilibri territoriali e di opportunità. In sintesi di una politica di sistema che abbia definito chiaramente finalità e percorsi per raggiungerle.

Roberto Moscati, insegna Sociologia dell’Educazione nell’Università di Milano- Bicocca. Esperto di Higher Education è membro dei comitati editoriali delle riviste Tertiary Education and Management e Scuola Democratica. Compo­nente dei Nuclei di Valutazione delle Università di Milano-Bicocca e IULM. Membro del CHER – Consortium of Higher Education Researchers e di EAIR – The European Higher Education Society.

Uscire da labirinto: eccellenza e governance nelle politiche universitarie

di scuolademocratica, 3 febbraio 2012 22:34

di Giliberto Capano

ABSTRACT:  A partire dalla definizione di eccellenza, e dalla necessità di contestualizzarla  rispetto alla mission consapevole delle singole università, si delineano una serie di necessità incombenti per gli atenei. Tra queste il bisogno di risorse finanziarie aggiuntive, di un efficiente e legittimato sistema di valutazione, di un mondo delle imprese capace di interagire con l’istituzione, ma soprattutto di un assetto di governance in grado di utilizzare i risultati della valutazione, di giustificare un investimento di risorse aggiuntive, di proporre partnership innovative con le imprese. Con i dati della ricerca comparativa alla mano si evidenziano tutti i limiti del caso italiano dove si è assistito ad un continuo ‘tradimento’ degli strumenti di policy adottati negli altri paesi; attraverso il bricolage istituzionale ed il patchwork si è infatti tentato di adattare strumenti e principi innovativi all’esistente, ma di fatto non si è svolto quel ruolo di coordinamento attivo del sistema che ha caratterizzato l’azione degli altri governi europei. In tal senso le università non sono state messe in grado di rispondere in modo coerente, di abbandonare le logiche autoreferenziali, nonché di assumersi la responsabilità di operare scelte selettive.

Giliberto Capano, professore ordinario di Scienza politica e Analisi delle Poli­tiche Pubbliche all’Università di Bologna, sede di Forlì. Membro del Con­sortium Higher Education Researchers, direttore della Rivista Italiana di Politiche Pubbliche e condirettore della rivista Policy & Society. Membro dell’Executive Committee dell’International Political Science Association. Coordinatore del Dottorato di Scienza politica presso l’Istituto Italiano di Scienze Umane (SUM, programma congiunto con le Università di Bologna, Pisa, Napoli Federico II) e presidente del Nucleo di valutazione dell’Univer­sità di Genova.

Testing, accountability e crescita economica: potenzialità della valutazione per la governance dei sistemi

di scuolademocratica, 3 febbraio 2012 22:31

intervista ad Eric A. Hanushek

ABSTRACT:  Eric Hanushek (docente presso la Stanford University) è tra i massimi esponenti internazionali del filone dell’economia dell’istruzione. In occasione del convegno internazionale ‘La sfida della valutazione’ (Torino 24-25 maggio 2011) ha presentato una relazione (‘Il costo dell’ignoranza’) la cui tesi di fondo è che nei paesi dove l’istruzione è di qualità migliore il PIL tende a crescere di più e con più costanza nel tempo; quindi, a parere dell’autore, un buon sistema di istruzione oggi parrebbe essere l’elemento strategico della crescita economica di domani. Nel corso dell’intervista Hanushek ha posto particolare attenzione alla valutazione degli apprendimenti degli studenti, alla valutazione degli insegnanti, ai processi di decentramento e governance, al ruolo dell’istruzione e del capitale umano nell’attuale fase di crisi economica.

Eric A. Hanushek, Senior Fellow all’Università di Stanford. Tra i maggiori stu­diosi nel campo dell’analisi dello sviluppo economico dei fenomeni edu­cativi e delle relazioni tra efficienza, uso delle risorse e risultati scolastici a livello nazionale e internazionale.