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Ripensare la valutazione per fare scuola in modo diverso. Una conversazione con Sandro Ciarlariello


In questo episodio di Fuori di cattedra, Berenice Scandone dialoga con Sandro Ciarlariello, insegnante precario di matematica e fisica nella scuola secondaria di secondo grado e autore per la rivista online Quando suona la campanella, dove racconta e riflette criticamente sulla vita scolastica.

A partire da alcuni suoi articoli sulla valutazione, l’intervista si interroga su una pratica spesso data per scontata, ma profondamente intrecciata alle finalità educative e sociali della scuola, e su come poterla reimmaginare. Alla luce della propria esperienza di docente, Sandro riflette su come il voto numerico, le verifiche “one shot” e la ricerca della media aritmetica, pur non trovando un reale fondamento nelle norme che regolano la valutazione, siano diventati elementi apparentemente inevitabili della vita scolastica. Queste pratiche, frutto di consuetudini piuttosto che di obblighi normativi, riflettono e finiscono per riprodurre una concezione della scuola fondata sulla competizione, sulla selezione e sulla classificazione degli studenti, che spesso genera ansia e distacco dall’apprendimento.

L’intervista racconta quindi il percorso di sperimentazione che Sandro ha intrapreso negli ultimi anni per immaginare modalità diverse di valutare. Attraverso esercitazioni ricorrenti, in cui gli studenti sanno di poter sbagliare, feedback scritti dettagliati che evidenziano sia ciò che è stato fatto bene sia dove e come migliorare, e un dialogo continuo con studenti e famiglie, la valutazione diventa parte integrante di un modo di fare didattica e un’occasione per accompagnare i processi di apprendimento in modo più partecipato e inclusivo. Un cambiamento che nasce da un percorso fatto di tentativi, letture, confronti e continue revisioni della propria pratica professionale.

Nel corso della conversazione si riflette anche sulle opportunità e sulle resistenze che incontrano gli insegnanti che scelgono di mettere in discussione pratiche consolidate, sul rapporto tra autonomia professionale e cultura della scuola e sul valore della trasparenza nel coinvolgere studenti, famiglie e colleghi in percorsi di innovazione. Ne emerge un’idea dell’insegnamento come lavoro profondamente riflessivo, che richiede di interrogarsi continuamente sul significato educativo delle proprie scelte quotidiane.

Nell’ultima parte dell’intervista, lo sguardo si allarga al ruolo sociale della scuola. Per Sandro, insegnare oggi significa accettare di abitare le contraddizioni di un’istituzione che, da un lato, rischia di riprodurre le disuguaglianze della società e, dall’altro, conserva la possibilità di immaginare e costruire relazioni, pratiche e modi di stare insieme di tipo diverso. È proprio in questa tensione, e nella capacità di non smettere di metterla in discussione, che risiede il significato più profondo del fare scuola.

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