
In questo decimo episodio della rubrica Fuori di cattedra del Laboratorio di Sociologia Democratica, Luca Giliberti e Chiara Lanini dialogano con Alberto Speroni, maestro di scuola primaria, membro del Movimento di Cooperazione Educativa (MCE) e direttore della rivista Cooperazione Educativa.
Il dialogo si configura come un’esplorazione profonda delle radici e delle prospettive future di MCE, associazione storica nata nel 1951. Speroni illustra come MCE, ispirandosi alla pedagogia popolare di Célestin Freinet, abbia lottato per sostituire la “scuola caserma” — borghese, classista e acritica — con un modello fondato sulla cooperazione educativa. Al centro di questa visione vi è l’uso di tecniche precise finalizzate all’emancipazione: il testo libero, la corrispondenza tra classi diverse, il calcolo vivente, il giornalino scolastico e la ricerca d’ambiente. Tali pratiche mirano a rimuovere gli ostacoli alla partecipazione sociale, rendendo concreta la scuola della Costituzione.
Il focus della puntata è dedicato alla scrittura collettiva, descritta come potente pratica di democrazia e crescita cognitiva. Speroni ne dettaglia le fasi: la raccolta delle idee tramite discussioni; la pianificazione, in cui si selezionano i contenuti eliminando il superfluo; la stesura, spesso realizzata mediante il “dettato alla rovescia” in cui gli alunni guidano la penna del maestro e infine la revisione cooperativa, che trasforma la correzione in una valutazione sociale condivisa. Attraverso queste tappe, i bambini non si limitano a trascrivere ciò che sanno, ma imparano a misurare le proprie opinioni con quelle degli altri, sviluppando capacità di mediazione e sintesi. Questa metodologia insegna a trasformare il pensiero in comunicazione strutturata, superando i limiti evolutivi della scrittura individuale infantile. Viene inoltre rievocato l’incontro storico del 1963 tra Mario Lodi e Don Milani: fu proprio la scoperta delle tecniche di MCE a spingere il maestro di Barbiana ad adottare la complessa tecnica dei “fogliolini” per comporre la Lettera a una professoressa.
Davanti alle sfide del presente, segnato da quello che Christopher Lasch definiva “narcisismo di massa” e da un preoccupante individualismo, Speroni rivendica il ruolo politico dell’insegnante. La scuola deve essere il luogo dove si impara a stare insieme davvero, affrontando senza finzioni i problemi reali del mondo, dalla crisi climatica globale ai nuovi nazionalismi, fino alle profonde ingiustizie del sistema capitalista.
Per realizzare questo cambiamento, Speroni indica tre urgenze sistemiche: una formazione seria che ponga fine al reclutamento selvaggio di personale precario e non abilitato; il ripristino della collegialità per rompere l’isolamento dei docenti e riappropriarsi degli spazi decisionali comuni; la necessità di ancorare la didattica alla realtà, aprendo le porte delle aule affinché la scuola smetta di essere un luogo di trasmissione alienata e diventi una fucina di cittadinanza attiva e solidale.
Il podcast conclude sottolineando l’importanza di costruire delle forme di solidarietà, necessarie a invertire la rotta di un modello sociale ritenuto insostenibile per le nuove generazioni.
-> Movimento di Cooperazione Educativa https://www.mce-fimem.it/

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Per il blog di Scuola Democratica curiamo la rubrica Fuori di cattedra, uno spazio di dialogo tra la ricerca accademica e la vita quotidiana della scuola.