
Contributo rivolto a chi ha sempre sognato di entrare nella testa di uno scrittore.
Utili pagine per maestri e professori che amano o vorrebbero amare l’arte di far scrivere gli altri : bambini, adolescenti, giovani, adulti,anziani,giovani troppo adulti, adulti troppo giovani – mai abbastanza -.
Con queste righe inauguro aperta la “notte bianca degli scrittori”: gli scrittori aprono le loro botteghe e mostrano i ferri del mestiere.
Quattro scrittori, quattro articoli ( questo è il primo), che sono principalmente dialoghi ,visioni , indicazioni praticissime e alcune documentazioni dei lavori svolti in classe.
È stato difficile vincere la gelosia naturale che mi impediva di condividere ciò che per me è un tesoro prezioso, ma eccomi qua, mi sono arresa.
Dal 2021 ho iniziato a scrivere alle scrittrici e agli scrittori per chiedere loro un aiuto. In quattro hanno risposto ed è stata la mia fortuna.
Dedicherò a ciascuno di loro, ai loro imperdibili consigli e allo loro rarissime visioni, un articolo.
Nel 2021 i miei bambini di quarta elementare amavano moltissimo leggere e anche scrivere ; io li avevo già esposti a esercizi di scrittura quali : descrizioni oggettive, soggettive, realistiche o surreali di persone, oggetti, paesaggi, azioni, descrizioni in chiave umoristica , vari tipi di testo ( informativo , umoristico, giallo, del terrore, epistolare, ). Avevo l’idea di far inventare loro un personaggio capace di vivere in tutti i tipi di testo, un personaggio che avrebbe vissute tutte le avventure create da loro. Mi piaceva l’idea perché avendolo creato gli avrebbero voluto bene e di conseguenza avrebbero amato la sua vita; poiché la sua vita era nei testi che loro avrebbero scritto, avrebbero amato scrivere con arte. Insomma, volevo evocare il gusto di giocare con le bambole ma con bambole letterarie : per giocare con loro era necessario scrivere il gioco e il gusto stava lì.
Da Maria Montessori (che, a proposito di scrittura, ha finanche il merito di aver inventato la favola cosmica – prometto che ne parlerò prossimamente -) ho appreso la buona pratica di chiedere l’aiuto degli esperti sia per sistematizzare nuclei di pensiero sia per creare percorsi formativi. Penso a lei e al biologo de Vries grazie al quale ha formalizzato la teoria dei periodi sensitivi del bambino; penso a lei e la pianista, insegnante e Direttrice di scuole Anna Maria Maccheroni per l’ideazione di un lungo percorso di educazione musicale : la psicomusica.
Già, ma come nasce davvero un personaggio? Ho pensato che i bambini meritassero un punto di vista privilegiato , quello di uno scrittore. Ho sperato che con un po’ di fortuna avremmo potuto avere anche qualche indicazione pratica o qualche esperimento sfizioso da poter attuare. Così mi sono decisa e ho scritto a Alessandro Ghebreigziabiher, scrittore, drammaturgo, attore, narratore, docente e registateatrale. Di lui avevo letto alcuni libri e lo avevo conosciuto alla presentazione di “matematica delle parole”. Ho sempre trovato i suoi personaggi dotati di una vitalità umoristica molto carica e al contempo di una profondità dai toni sempre riflessivi e trasparenti. Insomma, personaggi che riesci a sentire vicini perché pensano tanto, vivono molto e nascondono poco: con ognuno di loro vorresti andare a bere qualcosa. Inoltre, da anni, collaboravo con Cecilia Moreschi in quanto docente di teatro dei miei alunni – ho sempre scelto di dare al teatro un ruolo importantissimo nel percorso formativo delle mie classi – . Moreschi è teatro terapista, attrice teatrale, drammaturga , docente di Discipline dello Spettacolo presso l’Università Sapienza di Roma alla Facoltà di Logopedia, inventrice della Logoteatroterapia e moglie di Alessandro Ghebreigziabiher. Alla fine del percorso mi sono avvalsa della sua professionalità ineccepibile e creativa per aiutare i miei alunni a mettere in scena i personaggi cui avevano dato vita grazie ad Alessandro. La scrittura ha incontrato il teatro.
https://www.ceciliamoreschi.it/home
Chi è Alessandro Ghebreigziabiher?
Dalla biografia sul suo blog personale
https://www.alessandroghebreigziabiher.it/home
Alessandro Ghebreigziabiher è uno scrittore, drammaturgo, attore, narratore, docente e regista teatrale. È autore di circa venti libri, tra cui romanzi, antologie, fiabe per ragazzi e testi per le scuole, nonché di un canale di storie vere su Youtube, spettacoli di teatro narrazione, video di spoken word poetry e anche di un podcast di storie vere raccontate su Spotify.
È membro della Federation for European Storytelling, tra i coordinatori dell’International Storyelling Network e fondatore della rete internazionale di narratori Storytellers for Peace.
Ma, sulla home del blog, così come cliccando a una biografia meno formale, Ghebreigziabiher non si definisce a partire da una descrizione di sé, si lascia invece definire dalla sua azione creativa, e prima ancora del suo anno di nascita o di pensarsi scrittore, scrive : “Racconto storie vere nate dalla vita reale, dalle relazioni umane e dalle esperienze che ci attraversano ogni giorno. Dai video ai podcast, dai libri al teatro, porto sul palco e sullo schermo storie di vita vissuta che emozionano, sorprendono e restano”.
Il connubio scrittura-teatro è importantissimo e sacro, sia per attori e scrittori (Moreschi scrive e recita, Ghebreigziabiher scrive e recita) sia per chi vuole imparare l’uno o l’altro. Scrivere per dar vita al corpo è una strada maestra per entrare in un flusso di scrittura indimenticabile . Perché nelle scuole si usa così poco, per non dire mai?
Lo scrivere come arte dall’incipit sempre drammaturgico: questo è il lavoro principale dello scrittore che i miei alunni, pur non avendo mai incontrato, chiamavano semplicemente Alessandro. Dopo aver dato vita ai loro personaggi, che sono diventati i protagonisti di molti tipi di testo, ne hanno creati altri (alcuni antagonisti) a vivere le loro storie. In questo modo, nel corso del tempo, è successo loro di sentire l’esigenza di metterli in scena e grazie a Cecilia Moreschi , lo hanno fatto. La scrittura ha preso corpo perché è nata con una vitalità che ho visto pulsare solo in quello che i bambini chiamavano “ Il metodo Alessandro”. Si tocca quasi con mano il potere dell’azione che pervade e ammanta di sé anche la scrittura. Il potere del teatro è soprattutto questo, credo.
D’ora in poi la mia” voce narrante” scomparirà e si assisterà ad uno spettacolo. Si leggerà, in ordine, una piccola parte – la domanda vera e propria – del testo della mail che ho inviato nel 2021 e, di seguito, la risposta.
Si consideri poi la risposta di Gebreigziabiher come un monologo nel quale subentrano, di tanto in tanto, le voci di qualche bambina e bambino, allora di quarta elementare, che mostrano il modo in cui hanno vissuto sulla loro pelle e sui loro fogli il metodo di Alessandro.
Molti tempi, dunque, si incontrano in uno solo. Si apra il sipario!
–La domanda è: quando crei un personaggio come fai a farlo vivere per regalarlo a chi legge? Lo pensi per qualcuno o è il personaggio che chiede di vivere? Cioè: ti possiede e chiede vita o lo crei e lo fai vivere facendo un grande sforzo? Ti porta lui in una strada sua e a te non resta che lasciarti guidare o non glielo permetti perché deve stare nella storia che hai già pensato per lui?
Nasce da una visione solo tua o nasce perché qualcosa o qualcuno, nel mondo reale, ti ha tanto colpito o interrogato?
–Cara Ambra,
provo a risponderti. Ovviamente, non posso parlare per tutti gli scrittori, ti dico come funziona per me, ecco.
In particolare, il metodo che ti illustro si è perfezionato da solo nel tempo, e quando dico perfezionato, intendo divenuto sempre più coerente con il mio personale modo di immaginare e costruire le storie. Non so quanto lo sia perfetto, insomma.
Allora, intanto vorrei fare una premessa, ovvero per quanto mi riguarda vi è una grande differenza se il personaggio in questione è la voce narrante o meno.
Il primo caso accade ormai di sovente nella mia scrittura, credo da cinque, sei anni a questa parte, essenzialmente perché ho necessità di ascoltare un’altra voce a raccontare nella mia testa che non sia la mia, di cui mi sono un po’ stufato, per capirci ;).
Per entrambi, la prima cosa che faccio è prendere dei fogli che sistemo sulla scrivania tra la tastiera del pc e il monitor. Quindi comincio a disegnare il volto o anche la figura intera del personaggio. Prima di farlo, so già qualcosina, ma molto poco. Per esempio, in ordine sparso, il sesso, in quale epoca si trova, cosa ha fatto o cosa sta per fare, i capelli, gli occhi, la fattezze, segni particolari, il mestiere, la nazionalità, ma il resto viene da sé. Cioè, come succede per le mani quando digitano in maniera autonoma dal sottoscritto, allo stesso modo il disegno mi spiega chi è il personaggio.


A ogni modo, terminata la prima bozza sul foglio, gli do un nome, l’età e poco altro, perché da quel momento inizio a scrivere la storia, la quale man mano, mi suggerirà altri indizi per completare il suo identikit. Mi dirà come parla, quali parole usa più delle altre, come si muove e cammina, i gesti delle mani e le espressioni del volto, tutto ciò che abbia a che fare col movimento.
Ma il carattere che sto creando ha bisogno di agire, di vivere, per mostrarmi chi è. In base a ciò che gli succede, le relazioni che ha, gli aneddoti sul suo passato che vengono fuori, le idee che ha, i suoi pensieri, come esprime le emozioni e i sentimenti, io per primo scopro altri aspetti e i tratti principali li aggiungo sul foglio, accanto o sotto il disegno del primo personaggio.
Poi, via via che ne appaiono altri, li disegno a distanza proporzionale dal primo, facendo lo stesso procedimento, e alla fine viene fuori una sorta di albero di relazioni tra i vari protagonisti della vicenda.
Dico alla fine, ma in realtà il disegno si completa quasi del tutto a circa un terzo del racconto, finché non arriva il momento in cui i personaggi sono come vivi per me. Questo è assai importante, perché col tempo – vedi ciò che ho scritto prima – ho compreso la necessità di tener fuori me stesso il più possibile, lasciando alla storia e ai suoi attori di vivere liberamente la propria esistenza. Insomma, è come se io pure stia assistendo allo spettacolo, mi diverto e mi sorprendo di ciò che accade come se fossi solo uno spettatore.

Riguardo alla possibilità di cui sopra, ovvero quella in cui il protagonista sia la voce narrante, il procedimento è identico, ma con la fondamentale differenza che dal momento in cui inizio a scrivere – anche grazie al lavoro fatto con il teatro – io divento letteralmente il personaggio. Cerco di pensare come lui o lei, di parlare e muovermi nel modo specifico, sforzandomi di vedere il mondo allo stesso modo.
Scrivere in questa maniera credo sia molto utile per tratteggiare con più facilità anche gli altri personaggi. Il mettersi da parte per dar spazio a questi ultimi è una disciplina preziosa, perché è solo così che i lettori hanno la possibilità di vedere dei personaggi reali, e non la stessa voce, la tua, e addirittura moltiplicata.

Altri consigli, ma questi sono “propedeutici a”, ecco. Credo, a mio modesto parere, che per rendere merito alle persone, gli esseri umani, quando li si rende personaggi di una storia inventata, sia necessario prestar loro notevole attenzione nel mondo reale. Mi sbaglierò, ma penso che ti debbano interessare le persone, ti devono piacere, nonostante tutto. Dico sempre che quando entro in una stanza, qualsiasi luogo, per la prima volta, la primissima cosa che guardo sono le persone che vi trovo all’interno. E poi, aiuta anche utilizzare la medesima disciplina di cui sopra anche nella vita: fare silenzio ogni tanto e ascoltare e osservare, dare spazio al prossimo. È soprattutto così che si capisce e si impara come pensano, sentono – i sentimenti sono fondamentali, dimenticavo, il modo di ridere, piangere, arrabbiarsi, amare, certo, amare e ognuno lo fa in modo unico – gli altri. Ed è la via per riportare il tutto su carta in maniera realistica, verosimile e convincente, affinché chi legga possa identificarsi.
Be’, mi sembra tutto, spero di averti reso l’idea e di esservi utile.
A presto e buona domenica, un abbraccio forte anche ai tuoi studenti. Di’ loro che i libri sono magia e leggendo e scrivendo storie si può diventare maghi. Perché se si ha fiducia nella fantasia tutto ciò che si legge e si scrive è esattamente come se accadesse sul serio, dico davvero, non è una frase fatta per me.
Alessandro

Mi chiamo Ambra Chiacchiararelli, sono un’insegnante montessoriana. Laureata in Filosofia e Scienze della Formazione Primaria, credo ogni giorno di più che la narrazione più interessante e arricchente sia l’essere umano, di cui il bambino porta con evidenza tutto il potenziale. Nei bambini e nelle bambine c’è tutta l’umanità, è per questo che dalla scuola, come da un angolo speciale, si può leggere molto della società. Le mie “cartoline” hanno questo desiderio e questo intento.