
In questo ottavo episodio di Fuori di cattedra, Filippo Pirone e Antonietta De Feo per il Laboratorio di Sociologia Democratica, dialogano con Roberta Leoni.
Roberta Leoni è docente di storia e filosofia. Insegna al liceo di Bracciano, in provincia di Roma. Dal 1999 al 2012 è stata insegnante di scuola primaria. È tra le fondatrici dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, in cui collabora all’ufficio stampa e all’organizzazione di incontri e convegni. Da maggio 2025 ne ricopre la carica di presidente. Il suo impegno attraversa i temi della scuola, dell’educazione critica, della partecipazione democratica e della costruzione di una cultura di pace. Tra i suoi lavori, ricordiamo il suo contributo al volume collettivo Scuole e università di pace. Fermiamo la follia della guerra (2025) per Aracne edizioni e che raccoglie gli atti del secondo convegno dell’osservatorio e il più recente Cantiere scuola, scritto insieme a Renata Puleo e a Edward Patrick Wolken.
Nel podcast siamo partiti dalla sua esperienza presso l’Osservatorio per chiederle cosa significa ‘militarizzazione’ in relazione al mondo educativo odierno. Roberta spiega che parlare di militarizzazione della scuola significa guardare a due processi intrecciati. Il primo riguarda il modo in cui la scuola sta diventando sempre più verticale, con spazi collegiali che si svuotano e decisioni che arrivano dall’alto, lasciando ai e alle docenti sempre meno possibilità di discutere davvero e partecipare. Il secondo è più specifico e riguarda l’ingresso progressivo del mondo militare dentro quello dell’istruzione, non solo nelle superiori, ma già dalla scuola dell’infanzia fino all’università.
Secondo Roberta, questa “contaminazione” serve a diffondere una cultura della difesa e securitaria, con il rischio di normalizzare la presenza dei militari negli spazi educativi, il linguaggio della guerra e l’idea della sicurezza come priorità assoluta. In questo modo, anche l’aumento delle spese militari e i tagli al welfare possono apparire più accettabili, perché presentati come necessari.
Poi siamo entrati nel vivo del suo lavoro in classe, chiedendole come si possa affrontare questo tema con gli studenti e le studentesse. Roberta racconta che, da quando è nato l’Osservatorio, ha iniziato a rivedere anche il modo in cui affronta alcuni passaggi della storia, legati al tema della guerra e della diserzione. Porta il caso di Rudolf Jacobs, soldato tedesco che scelse di passare dalla parte dei partigiani, un esempio che permette di guardare alla figura del disertore non come a un traditore, ma come a qualcuno che si sottrae alla logica della guerra.
Racconta poi un percorso didattico con gli studenti e le studentesse sulla fabbrica Valsella, che produceva mine antiuomo e che negli anni Ottanta fu occupata da un gruppo di operaie fino a ottenere la riconversione da produzione bellica a produzione civile. Per Roberta, lavorare su storie come questa significa far vedere ai ragazzi e alle ragazze che la guerra non è un destino obbligato e che esistono forme concrete di dissenso, responsabilità e disobbedienza civile.
Infine, come facciamo con tutt* gli/le ospiti del podcast, abbiamo chiesto a Roberta di riflettere su cosa significhi oggi fare l’insegnante. Nelle sue parole, insegnare continua a essere “il lavoro più bello del mondo”, soprattutto quando entra in classe e ritrova il senso vivo della relazione con studenti e studentesse. È proprio nella relazione educativa che il mestiere conserva la sua forza e la sua ragion d’essere. Le difficoltà, piuttosto, nascono dai processi che negli ultimi anni hanno trasformato la scuola: la burocrazia, la verticalizzazione, la perdita di collegialità, la logica dei progetti da incasellare dentro percorsi obbligati. È dentro questa tensione che appare sempre più opportuno promuovere all’interno di scuole e università una pedagogia della demilitarizzazione, per educare al pensiero critico e ad una cultura della resistenza sociale contro ogni forma di autoritarismo.

Siamo un gruppo di ricercatrici e ricercatori che ha aperto un nuovo percorso di ricerca, condivisione, sperimentazione e impegno pubblico per la scuola. Il Laboratorio di Sociologia Democratica è un esercizio di riflessività libera e intersezionale, che prova a mantenere vivo il pensiero critico e democratico sull’educazione.
Per il blog di Scuola Democratica curiamo la rubrica Fuori di cattedra, uno spazio di dialogo tra la ricerca accademica e la vita quotidiana della scuola.