
In campo educativo l’ascolto è riconosciuto come valore ormai indiscusso è questo è una importante realtà. Lavoro da venti anni con bambini della fascia sei – undici anni e questo mi consente di toccare alcuni punti nevralgici del rapporto adulto-minore e uno di questi riguarda l’ascolto. Ho potuto osservare che sebbene sia condizione davvero necessaria, non è però sufficiente a fare inverare il potenziale dei bambini nella realtà. L’ascolto è condizione necessaria, ma certamente non sufficiente, per ogni tipo di rapporto che ambisca ad essere soddisfacente. Prima ancora dell’ascolto, il buon cibo della crescita risulta essere la stima. La “cartolina” di questo mese viene dall’interno delle esperienze avute nel corso degli anni sul senso di autoefficacia dei bambini; non solo autoefficacia: fiducia nel valore di sé e dunque nel valore dei loro desideri, dei loro sogni.

Questa è la prima di due foto scattate dal piano rialzato della Stazione Termini di Roma nell’estate del 2025. Le persone fotografate non sapevano di esserlo e i loro volti non sono riconoscibili – il bambino è di spalle – e questo mi concede la fortuna di poterle usare. Ciò che volevo trasmettere scattandole non mi è stato chiaro fintanto che non le ho scattate. In seguito al gesto di scattarle è nata una riflessione che ha generato in me nuove consapevolezze. Scattando le foto si è palesata un’evidenza che sempre ho avuto innanzi lavorando coi bambini ma che mai avevo concettualizzato.
Si può vivere provando entusiasmo per la realtà, e non paura di fronte ad essa come sembra fare questo bambino? Non ha paura di cadere dalla sedia e sembra guardare con entusiasmo una realtà piena di linee delle quali non si scorge la fine, un luogo ventre di mete ignote e viaggi possibili. Questo bambino sta guardando senza paura la metafora della nostra complessa, amata realtà.
La risposta cui la mia riflessione – composta dall’ aver collegato fatti, osservazioni, fallimenti, qualche vincita – mi ha condotta è un gran bel sì.
Facciamo ordine: il bambino può fidarsi della bontà dei suoi desideri solo se l’ambiente gli rimanda il concetto della propria bontà e della bontà del mondo circostante e dunque la fiducia in ciò che desidera (non mi fido del mio desiderio, del mio sogno, non mi fido di me stesso se l’ ambiente è inaffidabile e non mi trasmette il fatto che posso fidarmi di me). Il bambino può guardare il mondo con entusiasmo, con l’idea che può viaggiare per i suoi binari e possibilità, soltanto se qualcuno lo aiuta a credere nella bontà di lui come soggetto desiderante e nella bontà conseguente di ciò che desidera e sogna.
Tirando fuori dal cappello dell’esperienza: ho avuto un alunno, L., che partiva da un basso senso di autoefficacia e però da un certo gusto per la scrittura. Ho proposto, per anni, attività di scrittura creativa alla classe che anche lui frequentava, gli dicevo che era il mio” scrittore preferito “; col testo di fronte però non lodavo lui solo, ma le modalità descrittive che usava – rendendogliele note qualora fossero ancora inconsapevoli – il modo in cui costruiva i personaggi, le metafore usate, l’amore per le rime, con cui riempiva anche la prosa. Era un alunno che malgrado sperimentasse un basso senso di autoefficacia, ha avuto modo di fidarsi di quel suo talento perché era lodato da qualcuno che non dimenticava mai di dare ragioni specifiche alle lodi che dava: era il testo ad essere lodato, e di riflesso il suo senso di efficacia veniva destato. I testi che produceva erano inizialmente pieni di errori…” Non ti impaurire, L, li correggiamo uno ad uno, ma tu non puoi negarci la bellezza di leggere il tuo testo, è bellissimo – e qui spiegavo il perché fosse bellissimo (descrizioni, rime, metafore, creatività nell’ invenzione dei personaggi). Finiscilo, e una volta finito, lo metterai in ordine, io ti aiuto “. L. ha imparato insieme due cose: la leggerezza di scrivere incurante del senso di impotenza che l’errore può dare e lo zelo nel curare (anche correggendo) la forma di ciò che era il frutto di qualcosa di altamente stimabile, diventata stimabile perché qualcuno, in quel caso io, glielo aveva reso palese con evidenze, al di là del mero complimento.
Sì può quindi vivere con entusiasmo e non con paura come il bambino della foto? Sì, è stata la mia risposta. A patto che…

Ci sia un sognatore deputato. Il bambino sta sicuro di sé sulla sedia ed entusiasta del mondo a causa della persona che sta alla sua sinistra (la poetica delle due foto una di seguito all’altra mi è parsa questa sin dalle prime riflessioni). “Il sognatore deputato”, bizzarro termine del quale non voglio vantare l’invenzione: potrei averlo letto da qualche parte e non garantisco sul fatto che nasca dalla mia creatività; potrei averlo letto in qualche libro o saggio, o averlo ascoltato in qualche trasmissione radio, purtroppo però non ricordo se e come questo termine ossia sia venuto a me. So certamente però chi sia un buon sognatore deputato: è colui che davvero ci stima. Come si riconosce un educatore, o una madre, o un genitore che stimi davvero? Iniziamo dalla cartolina e arriviamo a delineare i requisiti del sognatore deputato
C’è innanzitutto una mamma, o chi per lei, che, non sta implorando il bambino di scendere dalla sedia; egli naviga fiducioso il mare di quei binari sulla certezza del proprio equilibrio. Chi ha dato al bambino la certezza di potersi fidare del proprio equilibrio se non un adulto che per primo ha curato l’evolversi di quell’equilibrio e successivamente ha insegnato al bambino, fidandosi egli stesso per primo, a fidarsene?
Cura del potenziale, dunque, il primo requisito di un sognatore deputato. Secondo requisito, fidarsi di quel potenziale per primi; terzo requisito: insegnare a fidarsi di quel potenziale. Fuor di metafora: curo il potenziale creativo della scrittura con tantissime proposte (primo requisito), mi fido – qui è la sfida educativa- della crescita e del valore di quel talento (in questo caso nel fatto che L. stia elaborando strategie di scrittura e che questo processo porterà inevitabilmente dei frutti). Terzo, insegno a L a fidarsi di quel potenziale non con complimenti effimeri ma con fatti- il personaggio è innovativo davvero, lo hai descritto bene, sembra di sentire il suo odore, hai usato metafore degne di nota, ecc…-. Quando una persona crede nella propria bontà (non in senso morale, intendo proprio quando crede che i doni che ha dentro siano buoni), crede anche alla bontà che è negli altri. Che sia la possibilità di stare a guardare il mondo da una sedia senza temere di cadere, o scrivere in modo notevole, o danzare, o coltivare relazioni soddisfacenti, ognuno ha un potenziale.
Il sognatore deputato è colui che, con metodo (di cui ho individuato tre soli requisiti, ma avrei bisogno di chi ne individui altri) riesce a sognare insieme ai bambini – o ragazzi, i loro sogni.
Per far sì che si avverino, ahimè o per fortuna (decida il lettore), ci vuole chi li sogni per loro, ossia Insieme a loro. Non che metta i suoi sogni nei loro, no; ci vuole chi covare i sogni altrui come fossero uova, e che lo faccia con metodo.
L’uomo può anche sognare da solo, ma se qualcuno sogna i suoi sogni con lui iniettandoli di speranza, allora certamente si avverranno. Verrebbe ora da chiedersi che cosa sia un sogno. La mia risposta è sempre stata che non si può parlare di sogno senza parlare di come si avvererà. Ognuno ha un potenziale che aspetta di inverarsi nella realtà. Quando questo avviene, possiamo dire che un sogno si è avverato
Se qualcuno legittima i nostri sogni allora anche noi siamo legittimati a sperarli e avverarli. Gli echi forti del mito sono senza dubbio a favore di questa tesi. Non c’ è Ulisse vincitore senza Atena corazzata, non c’ è Achille sfrontato senza Teti, la mamma, a coccolarlo, non c’ è Paride – capace di prendersi Elena col potere della parola – senza Afrodite alchemica. L’insegnante, l’educatore, il genitore, rivela così il suo intimo, sostanziale potere: essere un sognatore deputato; colui che sa vedere, stimare, e poi tirare fuori il potenziale del bambino sognando i suoi sogni.
Mi capita talvolta di pensare al bambino che ho fotografato e lo immagino in un futuro di nuovi spazi: scrittore? ingegnere? inventore di gusti di gelato? Operaio felice o futuro appassionato Presidente della Repubblica, non importa. Importante è invece quanto sia legato al suo agire fiducioso, quanto sia efficace e felice in ogni azione. Se questo avverrà, sarà perché qualcuno gli ha insegnato l’equilibrio e non ha mai temuto che cadesse da una sedia bel salda.
Di L., invece, so più cose: scrive bene ma non farà il liceo classico il prossimo anno. Ha scelto lo scientifico. Ha imparato a credere che è bello fare non solo ciò in cui si eccelle, quando si è piuttosto sicuri di sé.
Solo lo” scrittore preferito” di qualcuno può permettersi certi lussi.

Mi chiamo Ambra Chiacchiararelli, sono un’insegnante montessoriana. Laureata in Filosofia e Scienze della Formazione Primaria, credo ogni giorno di più che la narrazione più interessante e arricchente sia l’essere umano, di cui il bambino porta con evidenza tutto il potenziale. Nei bambini e nelle bambine c’è tutta l’umanità, è per questo che dalla scuola, come da un angolo speciale, si può leggere molto della società. Le mie “cartoline” hanno questo desiderio e questo intento.