
Dopo i recenti fatti di Crans-Montana ho sentito l’esigenza di interrogarmi sullo stato della sicurezza scolastica.
Questa cartolina ha due intenti principali:
– mostrare i modi in cui la scuola costruisce la sicurezza, condizione necessaria per il benessere degli alunni, dei docenti; dei dirigenti scolastici; del personale ATA, dei direttori dei servizi generali e amministrativi (DSGA).
– riflettere su come la causalità tra sicurezza e benessere non possa scattare senza la presenza di un terzo termine: la cura.
La scuola è sicura se si cura.

Iniziando dalle criticità: uno sguardo ai dati
L’Inail riporta un aumento delle denunce di infortunio: 74.050 (entro novembre 2025), contro le 70.050 del 2024.
Occorre però considerare che:
– non è chiaro se i dati in aumento facciano riferimento a un maggior numero di infortuni o una maggiore presenza di denunce registrate.
– la maggior parte degli infortuni degli alunni riguardano i minori di quindici anni e sono incidenti avvenuti principalmente durante l’orario della ricreazione o dell’attività motoria.
– la fatiscenza degli edifici scolatici è concausa di infortunio ma non dipende dalla scuola (quel gradino sbeccato della scala in giardino segnalato in municipio da anni, quel dosso non rimosso malgrado varie lettere ecc…).
I dati evidenziano chiaramente che la scuola ha bisogno di concentrarsi sulla sicurezza, ma le riflessioni sui dati restituiscono una realtà meno colpevole di quel che sembra. Potrebbe sembrare una voce fuori dal coro ma è una voce dall’interno di un’esperienza: a mio avviso le scuole attuano, in materia di sicurezza, un modello di cura efficace. Ho scelto di parlarne perché ritengo possa essere un modello basato sul dialogo e la partecipazione collettiva valido anche per altri tipi di realtà pubbliche o private.
In Italia, la sicurezza a scuola si raggiunge seguendo le regole atte a garantirla, ma non solo: essa prevede a monte una progettazione. In un Paese che spesso si perde nei meandri della burocrazia o dell’inconcludenza vive una prassi basata sulla collaborazione di tante figure professionali.
Uno sguardo al come: in che modo?
Di fatto, ogni dirigente scolastico nomina un RSPP – Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione-. È un tecnico, in genere un ingegnere, che progetta la sicurezza dell’Istituto con il dirigente scolastico e l’RLS. Insieme elaborano un documento chiamato DVR – Documento di Valutazione dei Rischi -. L’RSPP supporta il dirigente scolastico nell’analisi dei rischi per la salute e sicurezza e lo aiuta a stilare un piano di miglioramento. L’RSPP si occupa anche di formare il personale scolastico in materia di sicurezza, non ha però l’obbligo di controllare che il DVR venga attuato e qualsiasi mancanza è responsabilità a carico del dirigente scolastico; l’intera comunità scolastica è la responsabile dell’analisi dei bisogni e dell’applicazione delle misure di sicurezza.
Alla stesura del DVR collabora anche l’RLS. Vediamo chi è.
Ho ricoperto il ruolo di RLS – Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza – per due anni ed è stata un’esperienza costruttiva. Per ricoprire questo ruolo occorre essere RSU -Rappresentanza Sindacale Unitaria-. Il compito sta nel raccogliere segnalazioni, vigilare sull’applicazione delle norme e partecipare a riunioni periodiche con il dirigente scolastico e l’RSPP. Non basterebbe che l’RSPP, dopo aver elaborato il DVR, lo condividesse mettendo il personale al corrente delle regole sulla sicurezza e comunicasse loro i comportamenti idonei da attuare? Perché deve fare riunioni con l’RSL?
Perché la comunicazione tra RLS e RSPP crea un campo specifico dove la sicurezza si progetta, e progettare la sicurezza è cura. Le comunicazioni all’RSPP riguardano le esigenze specifiche della singola scuola, ad esempio la mobilità di alunni e docenti (entrate, uscite, comportamenti: ad esempio nelle scuole montessoriane gli alunni hanno l’esigenza di muoversi in autonomia, da soli, esigenza che non tutte le scuole hanno). Le comunicazioni all’RSPP sono anche di natura informativa: l’RLS riferisce le segnalazioni avute da docenti e collaboratori.
Ho ricoperto il ruolo di RLS per due anni e ricordo con piacere il dialogo col personale, le telefonate e i messaggi. Il più frequente: “Ambra scusa ma stamattina i termosifoni non sono abbastanza caldi”, (colgo l’occasione per fare chiarezza: la temperatura in inverno deve essere tra i diciotto e i ventidue gradi). Alcune comunicazioni hanno generato poi modifiche del DVR o del Regolamento d’Istituto: “Non mi sembra sicuro che tra l’uscita delle seconde e quella delle quinte ci siano solo cinque minuti di differenza, le seconde tardano spesso e si crea un affollamento davvero caotico”. Inserire una distanza di dieci minuti anziché cinque ha sicuramente limitato caos e assembramento e probabilmente evitato qualche brusca caduta.
Spero sia emersa la struttura virtuosa della comunicazione tra le figure professionali all’interno della scuola: collaboratori e docenti sono disponibili ad osservare e segnalare tempestivamente, l’RLS osserva, comunica, raccoglie segnalazioni, si mostra disponibile all’ascolto, l’RSPP aiuta con le sue competenze tecniche a creare un modello di prassi cucito su misura per la specificità della scuola. Il dirigente vigila sull’attuazione del modello e a sua volta segnala ciò che osserva e che non si accorda al DVR.
Per concludere: un modello abbastanza efficace.
Entrando nel dettaglio ho voluto dimostrare quanto il dialogo tra parti diverse stia alla base della creazione di un modello di sicurezza. Si può asserire che questo modello è basato sulla cura perché il suo motore è l’attenzione collettiva e reciproca che si invera in tante modalità diverse quante sono le figure professionali. La sicurezza a scuola, quindi, non è mera esecuzione ma prevede un pensiero che crei le condizioni affinché l’ambiente possa dirsi sicuro. Inutile a dirsi, diverrebbe da modello abbastanza efficace a condizione ideale se le nostre scuole fatiscenti fossero oggetto di una cura di maggior qualità da parte degli addetti ai lavori. In ultima analisi, la cura della sicurezza a scuola prevede dialogo, attenzione reciproca e verifica periodica. Ho voluto pertanto descrivere come questo accada oggi al fine di far ascoltare, per una volta, il rumore di quella famosa foresta che cresce ignorando il rumoroso albero che cade.
Fonti:
Dati Inail riportati nei seguenti siti
https://www.ilsole24ore.com/art/infortuni-inail-74050-denunce-studenti-ogni-ordine-e-grado-otto-morti-AIE0J3p?refresh_ce=1
tecnicadellascuola.it/studenti-infortunati-in-aumento-oltre-74mila-3-su-4-non-hanno-15-anni-si-fanno-male-sopratutto-in-palestra-o-durante-la-formazione-scuola-lavoro-ex-pcto-dati-inail

Mi chiamo Ambra Chiacchiararelli, sono un’insegnante montessoriana. Laureata in Filosofia e Scienze della Formazione Primaria, credo ogni giorno di più che la narrazione più interessante e arricchente sia l’essere umano, di cui il bambino porta con evidenza tutto il potenziale. Nei bambini e nelle bambine c’è tutta l’umanità, è per questo che dalla scuola, come da un angolo speciale, si può leggere molto della società. Le mie “cartoline” hanno questo desiderio e questo intento.