
In questo terzo episodio di Fuori di cattedra, Marco Romito, per il Laboratorio di Sociologia Democratica, incontra Marta Reda.
Marta Reda è insegnante di scuola primaria presso l’Istituto Comprensivo Benci-Borsi a Livorno.
Ha alle spalle venticinque anni di esperienza nella scuola, maturata fin dagli inizi in una piccola scuola dell’infanzia statale in un paese immerso nei boschi della provincia di Livorno, dove ha sperimentato una didattica laboratoriale e ha intrapreso fin da subito un approccio outdoor, allora ancora fuori dai canoni dominanti. È laureata in Filosofia e ha frequentato quattro anni di formazione in Musicarterapia nella Globalità dei Linguaggi con Stefania Guerralisi, percorso che le ha permesso di acquisire una profonda consapevolezza del ruolo del corpo nei processi educativi. Ha inoltre seguito numerosi corsi di formazione e convegni sull’Outdoor Education e ha conseguito un master in Consulenza Pedagogica. Nel corso della sua carriera ha sviluppato e strutturato un impianto didattico personale, nato dall’incontro con insegnanti orientate al cambiamento di paradigma educativo prevalente e dalla scelta di studiare, formarsi e sperimentare sul campo. Il suo lavoro si fonda su una pedagogia esperienziale, corporea e situata, che mette in discussione i modelli trasmissivi tradizionali e restituisce centralità alla relazione con l’ambiente, ai linguaggi espressivi e alla costruzione attiva del sapere. Sta scrivendo un libro dal titolo “Oltre l’outdoor education, per un’educazione corrispondente” dove racconta anni di esperimenti e deviazioni, di errori e scoperte, condotti dentro e fuori la classe, tra boschi, mare, piazze, musei, teatri, parole e silenzi.
L’intervista a Marta ci porta dentro una visione educativa che rompe gli schemi tradizionali. Dopo oltre venticinque anni di insegnamento, Marta ha sentito il bisogno di mettere in discussione il modello scolastico classico, percependo le sue crepe e i suoi limiti. Da questa riflessione è nato un percorso che l’ha condotta verso l’outdoor education, intesa non come semplice lezione all’aperto, ma come un vero e proprio cambio di paradigma.
La sua proposta si fonda sull’idea di “educazione corrispondente”: un approccio che privilegia la relazione con l’ambiente e la costruzione del sapere attraverso l’esperienza diretta. Non si tratta di trasmettere contenuti dall’alto, ma di vivere situazioni che generano apprendimento, coinvolgendo corpo, mente e contesto. È un rovesciamento del modello tradizionale, che restituisce centralità alla curiosità e alla capacità di interrogarsi.
Per Marta, fare scuola significa anche fare politica, nel senso più alto del termine: creare spazi di pensiero critico, accendere domande, aiutare bambini e ragazzi a leggere il mondo e a immaginare possibilità di cambiamento. La scuola, in questa visione, non è un luogo neutro, ma un laboratorio vivo che illumina i mondi della vita quotidiana dei bambini e delle bambine, aprendo strade nuove per il futuro.

Siamo un gruppo di ricercatrici e ricercatori che ha aperto un nuovo percorso di ricerca, condivisione, sperimentazione e impegno pubblico per la scuola. Il Laboratorio di Sociologia Democratica è un esercizio di riflessività libera e intersezionale, che prova a mantenere vivo il pensiero critico e democratico sull’educazione.
Per il blog di Scuola Democratica curiamo la rubrica Fuori di cattedra, uno spazio di dialogo tra la ricerca accademica e la vita quotidiana della scuola.