Raramente capita, nel lavoro, di incontrare una persona con la quale si stabilisce immediatamente un rapporto di condivisione e di amicizia come quello che, in modo inatteso, agli inizi degli anni ’70, si stabilì tra me e Vittorio Campione.
Avevo deciso di rilanciare la rivista “Scuola Democratica”, di cui ero stato fondatore e direttore ma che, per alcuni anni, era rimasta inattiva a causa dei miei crescenti impegni universitari. Ho pensato allora di rilanciarla sulla base di un nuovo progetto editoriale che mi accompagnasse lungo il percorso del mio accresciuto coinvolgimento universitario, accentuandone la focalizzazione sulla ricerca scientifica in campo educativo e, nello stesso tempo, mantenendo la continuità con il passato e con la sua immagine che, considerata la lunga vita della rivista, posso anche definire “storica”. L’obiettivo era allora riprendere un respiro non soltanto scientifico ma anche, come sempre nel suo passato, etico e politico.
Non conoscevo nessuno che meglio di Vittorio Campione potesse accompagnarmi ed essermi di aiuto in un percorso come questo. Molte cose, del resto, ci accomunavano. Entrambi avevamo vissuto una ricca e non breve esperienza politica: lui nel PCI, io prima nella DC e poi nel PSI. Entrambi avevamo scelto come oggetto primario del nostro interesse politico il mondo della scuola e dell’educazione e quindi le ricerche e le politiche che lo riguardavano.
Le nostre diverse esperienze politiche ci lasciavano in eredità non poche cose che condividevamo. Una di queste era il tema del riformismo in generale e nella sua specifica applicazione al mondo della scuola e dell’educazione. Ma, preciso, non un riformismo “all’acqua di rose” come quello in cui talvolta ci capita oggi di imbatterci, bensì un riformismo sistemico e radicale, figlio dei tempi: il movimento studentesco del ’68, al quale, pur non condividendone del tutto le posizioni, ritenevamo necessario dare un’adeguata e rispettosa risposta, che poi abbiamo dato in un libro scritto insieme per l’editore Guerini (Il ’68 e l’istruzione. Prodromi e ricadute dei movimenti degli studenti, Edizioni Guerini e Associati, 2019, scritto anche con il collega e amico Roberto Moscati).
Il nostro era insomma un riformismo sistemico e radicale, formatosi nelle due nostre esperienze politiche che, pur nella loro diversità, era in qualche misura condiviso. Mi riferisco, per lui, al PCI che stava cambiando in una direzione democratica e autonomista (nei rapporti internazionali); per me, al lascito di Riccardo Lombardi, alla cui corrente appartenevo e il cui riformismo, che condividevo, evocava non già innovazioni frammentarie e marginali ma vere e proprie riforme strutturali, come quelle auspicate da Lombardi, che faceva a volte suo addirittura il concetto di “riformismo rivoluzionario”, come lo definiva allora uno dei teorici del socialismo francese.
Le implicazioni per la scuola, e più in generale per l’educazione, rispecchiavano tale radicalità: fare della scuola, e anche delle università, due istituzioni che lavorassero sia per il progresso futuro della cultura degli italiani, sia per il progresso sociale, che richiedeva tanto il riconoscimento e la valorizzazione delle diversità quanto la soppressione delle disuguaglianze se ingiuste.
Vittorio era dunque divenuto un eccellente esperto delle riforme. Competenza, la sua, che si era poi arricchita grazie all’ingresso e alla collaborazione nel Ministero dell’Istruzione, che gli avevano fatto acquisire un tipo di conoscenza essenziale per fare delle buone riforme: una competenza anche di natura organizzativa, che gli consentì di osservare come si “mettevano a terra” le decisioni politiche, quindi anche le riforme. Ebbe così l’opportunità di vivere, da dentro, il periodo più ricco di riforme e innovazioni sulla scuola e sull’educazione dal dopoguerra: quello in cui ministro dell’Istruzione era divenuto il compianto Luigi Berlinguer, al quale tutti noi eravamo vicini, ma Vittorio lo era più di tutti, in quanto da lui chiamato a fargli da consigliere, cosa che fece con grande impegno, professionalità e dedizione.
Vittorio si era particolarmente interessato al tema dell’autonomia scolastica, una questione in cui credeva e su cui lavorava per cercare di migliorarla, per farla davvero attuare, malgrado le molte resistenze. In quel campo si mostrò come il riformismo di Berlinguer e di Vittorio, che era un suo ascoltato consigliere, fosse davvero sistemico, perché si tradusse nella proposta di una pluralità di riforme non solo incisive ma anche tra loro coordinate.
Le sue capacità politiche e organizzative si manifestarono anche in altre occasioni. Una riguardò proprio la nostra rivista nella fase del suo rilancio. Occorreva assicurare alla rivista un retroterra economico insieme a una rete di rapporti politici e di collaborazioni scientifiche che le permettessero di occupare fin da subito una posizione di primo piano nel panorama italiano delle riviste dedicate ai temi educativi. Nacque così, nel parlarne insieme, l’idea, unica nel panorama delle riviste sulla scuola in Italia, di costituire, a supporto della rivista, un’associazione che chiamammo “Associazione Per Scuola Democratica” e, lavorandoci insieme, riuscimmo a coinvolgere come soci un ampio gruppo di soggetti e collettivi interessati ed impegnati sui problemi dell’educazione e dell’istruzione, che condivisero il nostro progetto culturale e editoriale. E che negli anni seguenti, fino ad oggi, ci hanno sempre sostenuti nella sua realizzazione.
Caro Vittorio, di tutto questo e anche di altro, di cui non parlo per non allungare troppo questo ricordo, ti siamo tutte e tutti profondamente grati. Negli ultimi anni della tua malattia ci sei molto mancato. Tanto più d’ora in avanti ti ricorderemo, ma tanto più ci mancherai.
Luciano Benadusi

Per sei anni, fino al 1964, è stato Delegato nazionale del Movimento Giovanile della DC e membro della Direzione del partito. Dopo l’esperienza nell’ACPOL e nel MPL, è entrato nel PSI, dove dal 1978 al 1991 ha guidato i settori scuola, università e ricerca. Esperto di politiche dell’educazione a livello nazionale e internazionale, ha ricoperto incarichi come vice-presidente del FORMEZ, presidente di AF FORUM e consulente per diversi ministri. Ha ricoperto ruoli di primo piano nell’AIS. Ha rappresentato l’Italia in progetti di ricerca e network internazionali (CHER, RAPPE, NESSE) ed è stato Preside della Facoltà di Sociologia alla Sapienza di Roma, dove oggi insegna Sociologia dell’educazione. I suoi principali ambiti di studio riguardano eguaglianza ed equità nell’educazione, politiche formative, organizzazione scolastica e rapporti tra istruzione e lavoro. E’ fondatore e direttore della rivista Scuola democratica.