
Politica e organizzazione della scuola (n. 4/1987)
In questa puntata riprendo un importante contributo di Luciano Benadusi del 1987. «Politica e organizzazione scolastica sono della politica scolastica sono temi sui quali la sociologia dell’educazione italiana si è cimentata relativamente poco, specie a confronto con quanto si è fatto in altri paesi, a cominciare dall’Inghilterra e da gli USA. Data la vastità della problematica affronterò qui i temi dell’organizzazione, con riferimento a una questione che sta oggi divenendo centrale nel dibattito politico: quella dell’autonomia della scuola.
L’autonomia della scuola, come l’autonomia dell’università, sono un tipico problema di analisi socio- organizzativa o socio-istituzionale. Essi sono particolarmente interessanti perché si intrecciano con una serie di problemi di natura analoga: l’alternativa accentramento-decentramento, il rapporto pubblico- privato, i dilemmi burocrazia-professione e organizzazione-utenza, la questione dell’equilibrio tra autorità delle istituzioni e dei gruppi e libertà dei singoli.
(…) Non si è compreso – o si è più o meno deliberatamente trascurato – il fatto che la scuola è un’organizzazione, anche se è una organizzazione sui generis, dove le dimensioni strutturali sono meno importanti di ciò che vive al loro interno: i valori, le tradizioni, le culture, i linguaggi, i significati e le modalità delle interazioni soggettive. Ma anche questi aspetti, per fluidi e a immateriali che siano, non possono essere pienamente compresi, e quindi tantomeno fatti oggetto di politiche, senza tener conto dei contesti organizzativi in cui si collocano».
Dopo una premessa relativa allo stato della ricerca internazionale in materia di organizzazione scolastica Benadusi rileva che gli studi in materia possono «avanzare anche in Italia a tre condizioni:
a) che si cerchi di costruire un quadro teorico di riferimento, facendo leva sugli apporti stranieri più interessanti, e su una prospettiva di tipo pluridisciplinare;
b) che si cerchino di raccordare le dimensioni micro e macro dell’analisi;
c) che si usino, insieme ai tradizionali metodi quantitativi, metodi qualitativi che in questo ambito appaiono indispensabili: case-studies di tipo etnografico, analisi storico-documentali, indagini comparative».
Con riferimento alla modellistica organizzativa, i modelli individuati sulla base degli studi in materia sono quattro:
a) burocratico, riconducibile al pensiero di Max Weber;
b) professionale, in cui la scuola viene vista come una «comunità professionale autogestita»;
c) ad integrazione debole, intermedio tra i primi due
d) consumerista, centrato sulla preminenza della domanda degli utenti, anziché dell’offerta, come i tre precedenti.
Dopo una approfondita analisi di ciascuno dei quattro modelli, condotta sulla base della vasta letteratura internazionale in materia, Benadusi traeva, alla fine dell’articolo, alcune conclusioni relative al «dilemma accentramento-decentramento» riferito alla realtà italiana, esprimendo una preferenza per un modello di «autonomia responsabile e competitiva».
«Ora, perché l’autonomia sia responsabile e con una ipotesi di cambiamenti organizzativi che vadano nella direzione di un’autonomia competitiva debbono soccorrere due condizioni, tra loro eterogenee ma non contraddittorie. La prima condizione è che l’autonomia istituzionale superi una soglia critica rimanendo al di sotto della quale la singola scuola non potrebbe essere considerata responsabile dei suoi risultati.
Non è pensabile che almeno alcuni poteri rilevanti in materia di curricolo, pedagogia, valutazione (la tripartizione di Bernstein), nonché di approvvigionamento e gestione delle risorse, ivi comprese quelle umane, non rientrino nella sfera di competenza delle unità scolastiche.
La seconda condizione è che operi un quadro di riferimento esterno, e che su questa base si eserciti un controllo sui risultati delle singole scuole, oltre che un controllo ex ante sulla competenza dei soggetti professionali (capi di istituto, insegnanti). A questa residua, più ristretta, ma nei suoi limiti più forte, autorità centrale dovrebbe essere disponibile una tastiera allargata di strumentazioni politiche o amministrative: non più solo legali, ma anche di incentivo-disincentivo differenziato e, soprattutto, di supporto informativo, tecnico, culturale. In questo quadro di stimoli e controlli esterni dovrebbero altresì essere fatti rientrare, gradualmente, alcuni meccanismi mercatistici, quali sono stati descritti allorché si è parlato di consumerismo e di autonomia competitiva.
Viene da domandarsi se e a quali condizioni le tendenze alla convergenza tra i sistemi nazionali accentrati e quelli decentrati, riconosciute da molti studi comparatistici, possono indirizzarsi verso assetti organizzativi come quelli ora ipotizzati. Vi è altresì da verificare – e questa è materia tipica degli studi sociologici – se e fino a che punto i nuovi atteggiamenti che vanno assumendo i vari attori della politica scolastica italiana (insegnanti, studenti, imprenditori, partiti ecc…) siano coerenti, o almeno, compatibili, con una ipotesi di cambiamenti organizzativi che vadano nella direzione di un’autonomia responsabile e competitiva delle unità scolastiche».
Mentre l’articolo di apertura di Benadusi delineava il profilo teorico e le condizioni di fattibilità (che per la verità non si sono realizzate né allora né dopo) di un modello di autonomia scolastica ‘responsabile e competitivo’, il mio intervento era interamente dedicato alle interpretazioni politiche del concetto di ‘autonomia scolastica’, e suscitò le rimostranze della DC (on. Casati), che contestò la mia rappresentazione della posizione del suo partito.
Laureato in filosofia, preside negli istituti tecnici, responsabile del settore scuola secondaria nell’ufficio scuola del PSI dal 1978 al 1994, direttore responsabile di Scuola democratica dal 1982 al 2000 con Luciano Benadusi (direttore editoriale), docente a contratto di Sistemi scolastici contemporanei nell’Università di Roma Tor Vergata. Componente del Comitato Editoriale di Scuola democratica nuova serie in rappresentanza di Tuttoscuola, di cui è redattore.