
Un’analisi
“Questi studenti non sanno scrivere” è il nuovo mantra dei nostri tempi. Dai post sui social alle chiacchiere nei bar; dalle opinioni spettacolari e divertite dei talk show ai sobri giudizi delle cattedre liceali e universitarie. Esiste invece qualcosa che i ragazzi sanno scrivere? Consideriamo la fascia degli studenti appena diplomati. Mi riferisco a un gruppo di diciottenni -amici di mia nipote, ex alunni, sorelle e fratelli di ex alunni- che funge da campione rappresentativo poiché composto da ragazze e ragazzi provenienti da vari contesti socio-culturali. Tutti diplomati a giugno 2025 in quel di Roma, alcuni frequentano l’università e altri no. Scrivono tantissimo: non solo messaggistica istantanea, ma post sui social che riguardano l’attualità, i sentimenti, la politica. Scrivono moltissimi appunti quando seguono corsi universitari; non è affatto raro che riempiano le note del cellulare di pensieri sulla giornata, su Kant, sul rapporto coi genitori, ma anche su quale sia il trucco migliore da provare, le parole da dire quando ricevono un certo tipo di critica che non piace. Risulta intramontabile la lettera d’amore scritta a mano (ebbene sì). Sembra invece sulla via del tramonto il diario segreto, evoluto nelle note del cellulare citate prima. Tali note sono lontanissime dal vecchio diario: non è più Kronos, lo scrivere giornalmente, ad averla vinta, ma Logos, il pensiero (cosa penso di, cosa accade quando, cosa accadrebbe se). Molti riferiscono che scrivere ogni giorno sarebbe un obbligo, scrivere i pensieri quando si ha voglia, invece, è “fare fotografie di sé stessi”, racconta una Nicole che ha scelto, dopo il Liceo Classico, di non frequentare corsi universitari. Nicole segue da qualche mese un corso di scrittura creativa Fuori dal mondo scolastico c’è una grande offerta di corsi di “scrittura creativa”. A tal proposito è lecito chiedersi: esiste allora pure una scrittura lontana dall’ arte del creare? L’atto dello scrivere non appartiene forse più alla creazione, radice comune di tutte le arti? L’apparente ossimoro scrittura-creativa rende palese il fatto che la prima, dalla scuola primaria al Liceo, sia invece proposta come materia lontana dall’ atto del creare e un motivo c’è. Ogni arte è téchne, quindi mestiere: insieme di tecniche da appendere per potersi esprimere; e però è anche visione, epifania. Si sceglie la scultura o la pittura, la musica o la danza perché il messaggio che si vuole esprimere “parla la lingua” di quell’arte e non di un’altra. Ogni artista è attratto da un’arte specifica perché ciò che vuole esprimere nasce già parlando quella lingua. La musica ha la sua, la pittura ne ha una diversa. Ora, la scrittura non è solo arte ma anche modalità comunicativa indispensabile: la società si evolve scrivendo e comunica attraverso la scrittura; la scrittura è la lingua della burocrazia, dei documenti, degli articoli dei giornali, delle leggi. La scrittura non è solo la lingua dell’arte di scrivere ma anche quella dello Stato. Per questo motivo, giustamente, “bisogna saper scrivere”, e la scuola è il maestro che si impegna per questo. Però, ecco l’errore qual è: pensare la scrittura troppo come a un compito del cittadino e troppo poco come a un’arte. Lo studente si trova a parlare due lingue: lo scrivere scolastico, per il quale si imparano tecniche, e lo scrivere artistico: i suoi post, le sue note. Per quanto riguarda lo scrivere artistico però egli non dispone di tecniche perché la scuola ha puntato troppo sull’altra via.
Grazie alla scuola gli studenti potrebbero usare la scrittura, con le sue tecniche e le sue regole, come si usa la pittura o la danza: non per forza come lavoro della vita, ma come strada per compiere sé stessi. In altre parole: non occorre necessariamente pubblicare un romanzo, ma la scrittura potrebbe riuscire a dare un piacere analogo a quello delle altre arti. Da dove iniziare?
Una proposta
Alla fine di questa analisi, la cartolina di oggi è una proposta: far uscire la scrittura dalla scuola. L’intento? Restituire il messaggio al flusso del narrare spostandolo dalle rigide strutture. Liberare già dalla scuola primaria gli alunni dal peso del come lo devo scrivere? per fargli assaporare il gusto del cosa ho bisogno di scrivere? In che modo voglio farlo? Molte volte ho portato i bambini di quarta e quinta fuori a comporre, partendo dall’esperienza: il corpo che camminava veloce, l’osservazione di qualcuno, i suoni e i rumori. Il flusso del corpo arrivava sul foglio e garantisco da insegnante: ciò che usciva dall’esperienza era una lettera, un racconto, un pensiero, un personaggio nascente, un racconto comico, un racconto giallo, una filastrocca. I bambini avevano un rapporto di intimità con la scrittura perché sono stati dati loro strumenti a favore della loro creatività: da come far nascere un personaggio a come farlo vivere attraverso varie avventure (trame di racconti gialli, dell’orrore, testi comici, fantastici); dalla lettura di tante belle descrizioni all’imparare a descrivere partendo dagli odori.Da qualche anno sono sempre più convinta che restituire la scrittura all’arte sia possibile solo insieme ad altri attori sociali: studenti, insegnanti, cittadini. Uscire dalla scuola, appunto.
Un’idea: la scrittura di strada
Volendo iscriversi al registro degli Artisti di strada del Comune di Roma occorre compilare un modulo del Dipartimento Attività Culturali. Tramite il modulo si può quindi dichiarare di esercitare l’arte di strada nella figura di: acrobata, antipodista, attore, ballerino, burattinaio, cantante, cantastorie, contorsionista, clown, esoterico, fachiro, giocoliere, illusionista, madonnaro, mangiatore di fuoco, mimo, poeta, saltimbanco, scultore di palloncini, spray/face painting artist / pittore), statua vivente, suonatore/cantante, trampoliere, trovatore. Dall’elenco si apprende che si può essere poeti di strada, ma per la prosa nessuna considerazione: lo scrittore di strada non esiste. Ivan Tresoldi, il poeta milanese che ha dipinto su un muro la celebre frase “Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo” usa dipingere poesie che le persone devono in qualche modo “terminare”: parole ambigue con lettere in stili diversi, parole da decifrare. Inoltre, non manca mai il dialogo diretto e dal vivo tra autore e pubblico “passante”. Ha dimostrato quindi che la parola scritta può essere molto amica della strada.

L’anno scorso ho fatto un esperimento. In vari locali di Roma ho dato vita all’evento “Racconto espresso”: qui sopra la locandina di uno degli eventi. Alle persone chiedevo di dirmi due o tre parole senza starci a pensare più di tanto. Usandole, scrivevo un racconto in dieci minuti e lo davo a loro. Non ho tenuto copia di alcun racconto. Se la scrittura diventa arte di strada è necessario separarsi da ciò che si è scritto (è forse per via della paura del distacco dall’opera che la prosa non riesce ad essere concepita come arte di strada?). Molti partecipanti mi hanno detto che tra le righe del racconto hanno trovato qualcosa che risuonava molto con la loro vita (ispirandomi alle loro parole c’era da aspettarselo). Tutti sono stati felici di ricevere un racconto tutto per sé e non ho dubbi che ognuno dei partecipanti avrebbe accolto con entusiasmo un racconto espresso da parte di uno studente: partecipare come utente al fiorire di un’arte, sono certa che chiunque lo vorrebbe
Si potrebbe iniziare creando eventi con studenti dai dieci ai diciotto anni. Immagino eventi diversi per età diverse: i bambini certamente in orario scolastico, coinvolgendo il quartiere a partecipare all’evento creato con cura con tanto di locandine. Penso a un appuntamento, che so, al mercato, con un chioschetto creato per l’occasione e i dovuti permessi richiesti alle autorità. Per i ragazzi delle Scuole Medie potrebbe diventare una piccola impresa (Maria Montessori era convinta che le medie fossero il terreno fertile per sperimentare la tanto agognata “competenza imprenditoriale”. In camper, due viaggi l’anno a scrivere favole per i piccoli dei paesini di provincia. Per i diciottenni (si potrebbe allargare ai ragazzi dei primi anni di università) sono certa che la via da seguire sia politica: iniziando col chiedere al Comune di Roma di inserire lo scrittore nell’elenco degli artisti di strada. Credo che il seguito sia nella creazione di piccoli gruppi gestiti da loro. Potrebbero creare eventi-performance sui gradini delle scalinate universitarie, oppure pubblicizzare eventi serali nei pub. Insomma, ritengo che qui la fase della progettazione debba essere totalmente loro. Io non ho ancora avuto modo di fare l’esperimento con i miei alunni. Infatti, l’anno scorso mi sono dedicata varie volte a questa prova artistica poiché ero in anno sabbatico; quest’anno i miei bambini non sono ancora pronti ma non escludo che tra qualche mese- hanno sei anni, insegno in una prima- si possa uscire a regalare frasi ai passanti.
Una piccola conclusione
Sulla scrittura che i ragazzi praticano senza “tecnica” troviamo a volte una povertà di struttura ma scorgiamo anche una potenza espressiva nella forma di modi nuovi di dire le cose: segno che l’arte sa irrompere anche quando non c’è la tecnica sufficiente a sostenerla. Allora, sosteniamola!

Mi chiamo Ambra Chiacchiararelli, sono un’insegnante montessoriana. Laureata in Filosofia e Scienze della Formazione Primaria, credo ogni giorno di più che la narrazione più interessante e arricchente sia l’essere umano, di cui il bambino porta con evidenza tutto il potenziale. Nei bambini e nelle bambine c’è tutta l’umanità, è per questo che dalla scuola, come da un angolo speciale, si può leggere molto della società. Le mie “cartoline” hanno questo desiderio e questo intento.