
Nel quinto episodio di Fuori di Cattedra, Antonietta De Feo dialoga con Gianluca Gabrielli sul senso politico e pedagogico dell’insegnamento della storia oggi.
Gianluca è insegnante di scuola primaria dal 1996. Parallelamente all’attività di insegnamento si è occupato di storia dell’educazione, del razzismo e del colonialismo italiano e fa parte della redazione della rivista di didattica della storia «novecento.org». È dottore di ricerca in History of Education ed ha pubblicato diversi libri tra cui nel 2015 Il curricolo razziale, la costruzione dell’alterità di razza e coloniale nella scuola italiana, 1860/1950 e nel 2016 per le edizioni Ombre Corte, Educati alla guerra, nazionalizzazione e militarizzazione dell’infanzia nella prima metà del 900.
Al centro della conversazione c’è una riflessione sul ruolo delle fonti nell’insegnamento della storia alla scuola primaria. Gianluca osserva come un loro ridimensionamento rischi di ridurre la storia a un racconto da ascoltare, mentre il lavoro sui documenti permette ai bambini e alle bambine di partecipare in modo attivo alla costruzione del sapere storico. L’uso delle fonti, nella sua prospettiva, non è un’anticipazione irrealistica del mestiere dello storico – come suggeriscono le nuove indicazioni nazionali –, ma un esercizio semplice e quotidiano di pensiero: imparare a interrogare le tracce, formulare ipotesi, discutere interpretazioni e sviluppare uno sguardo critico sulla realtà.
L’episodio restituisce una didattica della storia intesa come pratica investigativa. Anche una carta di caramella trovata a terra può diventare documento. Non si tratta di un semplice rifiuto, ma una traccia da interrogare per ricostruire azioni, contesti, relazioni sociali. Da qui nasce un’esperienza di “archeologia del contemporaneo”: la raccolta e classificazione dei rifiuti di un giardino pubblico trasformati in fonti per costruire una storia sociale del luogo. Attraverso la schedatura, la discussione collettiva e il confronto tra ipotesi, bambine e bambini esercitano competenze critiche, imparano a distinguere fatti e interpretazioni e a riconoscere la dimensione sociale degli oggetti.
Nel podcast si parla anche di come affrontare con le bambine e i bambini e il tema della memoria legata alla Seconda guerra mondiale e ai campi di concentramento, come nel progetto ispirato al Campo di Fossoli. In questo percorso, l’insegnamento non si limita a raccontare fatti, ma coinvolge gli alunni e le alunne in un’esperienza graduale: a partire da elementi più vicini alla loro esperienza – come la discussione sulla libertà e la reclusione attraverso l’osservazione degli animali in gabbia – si costruisce un ponte verso il contesto storico della reclusione umana nei campi di prigionia. La narrazione guidata e l’uso di testi – come, ad esempio, l’adattamento del romanzo L’occhio del lupo di Daniel Pennac – diventano strumenti per introdurre fonti importanti come quella del racconto di una giovane staffetta partigiana, Nella Baroncini, coinvolta nella deportazione.
In questo intreccio tra racconto e documento si gioca una precisa idea di educazione storica, che non mira a formare fruitori e fruitrici di narrazioni già confezionate, ma soggetti capaci di interrogare le fonti, e perché no, di cogliere il rapporto tra potere e produzione del discorso storico.
In chiusura, la riflessione si allarga al senso dell’insegnare oggi. La classe è definita come un “laboratorio democratico” in cui si costruisce il futuro, ma anche come uno spazio di vita presente che deve garantire benessere, relazione, esperienza condivisa. Per questo la scuola, secondo Gabrielli, avrebbe bisogno di maggiore equità sociale, investimenti strutturali, riconoscimento del lavoro docente e di una didattica meno centrata sulla tecnologia digitale e più sulla materialità, sui corpi, sugli oggetti, sulle esperienze concrete.

Siamo un gruppo di ricercatrici e ricercatori che ha aperto un nuovo percorso di ricerca, condivisione, sperimentazione e impegno pubblico per la scuola. Il Laboratorio di Sociologia Democratica è un esercizio di riflessività libera e intersezionale, che prova a mantenere vivo il pensiero critico e democratico sull’educazione.
Per il blog di Scuola Democratica curiamo la rubrica Fuori di cattedra, uno spazio di dialogo tra la ricerca accademica e la vita quotidiana della scuola.