
In questo sesto episodio di Fuori di cattedra, Antonietta De Feo ed Emanuela Spanò, per il Laboratorio di Sociologia Democratica, dialogano con Rahma Nur.
Rahma è scrittrice e insegnante nella scuola primaria. È autrice della prefazione a Insegnare comunità. Per una pedagogia della speranza di bell hooks, edizioni Meltemi, e ha collaborato a diversi volumi collettivi, tra cui Alfabeto della scuola democratica, curato da Christian Raimo per Laterza. Collabora con la rivista femminista DWF e con Generis. Rivista della Società Italiana delle Storiche. Sul versante della scrittura letteraria, ha pubblicato la raccolta poetica Il grido e il sussurro (Edizioni Capovolte, 2022), il libro per ragazze e ragazzi, Il figlio del sole e della tempesta (Oso Melero Edizioni, 2023), e nel 2025 è uscita la sua seconda raccolta poetica, I, too, Sing Italia, per Astarte Edizioni.
La sua traiettoria professionale affonda le radici in una scuola piccola, quasi a misura familiare, in cui ha mosso i primi passi nel 1993. Da quell’esperienza ha coltivato un modo di stare in classe fondato sulla condivisione, sulla compresenza e sull’apertura degli spazi educativi. Nel tempo ha abbracciato il metodo della Scuola senza Zaino, costruendo ambienti in cui la cattedra lascia il posto a isole di lavoro, i materiali sono comuni, e i bambini e le bambine partecipano attivamente all’organizzazione della propria giornata. La poesia e la scrittura creativa sono parte integrante del suo insegnamento: strumenti non di valutazione, ma di liberazione dell’espressione.
Rahma ci racconta il suo modo di costruire la classe come comunità, a partire dall’ambiente fisico — disposizione degli arredi, angoli di lettura condivisa, agorà mattutine — fino alle pratiche quotidiane di cura e ascolto. Nel suo racconto, l’organizzazione dello spazio non è mai neutrale: parla dell’insegnante, rivela una visione del mondo, invita o esclude. La classe diventa allora un luogo in cui ogni bambina e ogni bambino porta sé stesso, e dove anche l’insegnante è presente con la propria storia e la propria sensibilità.
Il dialogo si sposta poi sul tema della disabilità e delle differenze. Rahma, insegnante nera e (dis)-abile, racconta come lavora in classe per decostruire stereotipi e immaginari, e come pratiche pensate come inclusive possano talvolta rischiare di riprodurre le stesse categorie che vorrebbero superare. La sua prospettiva, incarnata e situata, offre uno sguardo critico sul modo in cui la scuola parla – o non parla – di differenza, e su cosa significhi farlo davvero nella quotidianità educativa.
Nelle battute finali, riflette su cosa voglia dire fare l’insegnante oggi. In prima battuta emerge la sensazione di combattere contro una visione della scuola che sembra andare in una direzione opposta a quella in cui crede, e che genera stanchezza e demoralizzazione. Dall’altro, però, descrive anche la resistenza: quella che si costruisce in classe ogni giorno, insieme ai bambini, alle bambine e alle colleghe, come atto di cura reciproca e come forma ostinata di speranza.

Siamo un gruppo di ricercatrici e ricercatori che ha aperto un nuovo percorso di ricerca, condivisione, sperimentazione e impegno pubblico per la scuola. Il Laboratorio di Sociologia Democratica è un esercizio di riflessività libera e intersezionale, che prova a mantenere vivo il pensiero critico e democratico sull’educazione.
Per il blog di Scuola Democratica curiamo la rubrica Fuori di cattedra, uno spazio di dialogo tra la ricerca accademica e la vita quotidiana della scuola.