
Nel precedente articolo della rubrica “Cartoline dal’interno, ho portato all’attenzione il fatto che la scrittura sia la sola tra le arti a non essere arte di strada. Ho riflettuto sul perché : è l’effetto diretto del fatto che la lingua scritta è considerata “lingua di stato” (mezzo di comunicazione ufficial , credibile ed efficace della legislatura e della burocrazia) ma è troppo poco vista come arte vera e propria. Ho raccontato l’esperienza del “Racconto espresso”, esperimento ho dato vita lo scorso anno all’interno nei pub (chiedevo alle persone poche cose, e scrivevo un racconto per loro del quale non tenevo copia).
Ho sognato, delineando però concretamente, le modalità in cui attuerei la scrittura di strada nella scuola e ho dato vita a un “piano” che considera le scuole di ogni ordine e grado – è per questo che ho chiamato l’articolo “Manifesto per l’istituzione della scrittura di strada”.
Per la scuola primaria prevedevo di scrivere in orario scolastico, all’interno di un mercato, magari in un chioschetto adibito per l’occasione…
Poiché quest’anno insegno in una classe prima, scritto che forse sarebbe stato prematuro uscire a fare sessioni di scrittura di strada; ho concluso pertanto la questione con un “non escludo che” indicando come via possibile per bambini di sei/sette anni la scrittura e la distribuzione di piccole frasi .
Si sa che non escludere significa inserire un desiderio nella dimensione del “chissà”, avverbio che connota il verbo in questione, in questo caso lo scrivere, nel Reame della speranza.
E così l’ho fatto.
La scuola statale Montessori in cui lavoro, si trova nei pressi di una piazza.
In questa piazza c’è un mercato copertoall’interno del quale esiste un chioschetto per il book crossing. Ho chiesto il permesso al proprietario di portare i miei alunni a scrivere proprio lì perché è carino ed è un punto strategico: essendo un mercato passa molta gente e al contempo regala la possibilità di stare seduti a scrivere. Vi si trovano alcune sedie e due divanetti, perfetti per scrivere ma anche per chi si accomoda un momento a rispondere alle domande dei bambini prima di tornare alla propria spesa, al termine della quale ritireranno il loro . In foto si vedono tre membri del primo gruppo, di sei, nell’ atto di scrivere. A questo primo gruppo ne seguiranno altri due in due diverse giornate. Ogni sessione di scrittura di strada dura almeno due ore tra uscire, domandare, scrivere, rientrare a scuola. Sì consideri che i miei alunni frequentano la classe prima e dunque non hanno lunghi tempi di scrittura; inoltre il tempo di percorrenza tra scuola e mercato è una manciata di minuti. Se dunque qualcuno vuol cimentarsi con un gruppo di alunni più grandi e/o una postazione più lontana, dovrà considerare un tempo maggiore.

I bambini hanno rapito l’ interesse dei passanti che subito ci hanno guardato con interesse.A queste persone ho brevemente spiegato che cosa stavamo facendo con queste poche parole: ” Salve, siamo della scuola Montessori.. Stiamo facendo una sessione di scrittura di strada. I bambini vorrebbero scrivere qualcosa per lei dopo averle fatto qualche domanda , lasciandosi ispirare da ciò che l’ incontro con lei ha comunicato”.
Sì può progettare, con alunni più grandi, di fare gestire direttamente a loro la presentazione , nel rispetto delle attitudini di ognuno: ci sarà magari qualcuno che ferma i passanti e qualcuno che non li fermerà e qualcuno lo farà per lui. L’ importante è che tutti domandino e tutti scrivano.
I bambini hanno chiesto cose semplici, finanche influenzandosi a vicenda, ma ognuno di loro ha declinato le informazioni ricevute in modo diverso e nel tempo della scrittura nessuno ha parlato col compagno: nessuno voleva sapere cosa l’ altro avesse scritto.
Le domande più gettonate riguardavano il colore e il cibo preferiti. I bambini hanno riportato ,sul loro foglio a righe portato da scuola, il nome della persona intervistata le risposte alle domande.i
In seguito, sedendosi nella deliziosa postazione del mercato , hanno iniziato a scrivere.
È calato il silenzio e ogni bambino è entrato in una concentrazione che è apparsa profondissimai; infatti, se in strada manifestavano entusiasmo e stupore con salti risate e sorrisi, nel momento dello scrivere i loro volti erano rapiti e assorti.



I testi rivelano la ricerca di un contatto autentico col destinatario: chi in modo dolce e poetico:” sei un bell’ amico, ti ho incontrato felice “, chi aprendo inaspettatamente il suo cuore:” Ti volevo dire che io sono felice “, chi percorrendo le onde di una deliziosa ironia, “Certo non mi aspettavo che fossi della Roma “.
Voglio chiarire il criterio con cui ho scelto i testi nelle foto: semplicemente sono i testi che più evidenziano la distanza tra le abitudini dello scrittore e le righe che egli ha prodotto .
In ognuno di questi tre testi la persona che ha scritto è distante, in termini di carattere generale e abitudini, dall’ mpressione di lui che un lettore può avere leggendolo. Quindi i tre testii possono portare alla luce come la scrittura di strada abbia accorciato distanze che la scrittura come in genere viene vissuta scuola non riesce spesso ad accorciare. Non mi riferisco a chi scrive per lavoro e per natura; non mi riferisco a chi pratica già la scrittura come arte e conoscenza vie per entrare in quel diverso da sé che la scrittura regala. Mi riferisco, come spiego nel precedente articolo, a quella maggioranza di persone che nella vita non scriveranno romanzi, né racconti, né lettere, e conosceranno la scrittura più che altro come lingua per comunicare le questioni ufficiali o come lingua della messaggistica istantanea.
Quella maggioranza di persone che nella vita prova imbarazzo a scrivere un tema e la colpa non è certo la loro.
In genere, leggendo quello che scrive un alunno, si ha l’ impressione che gli somigli. Ecco dove abbiamo fallito. A scuola si insegna la forma e va bene, ma occorre che regali occasioni per entrare in una dimensione narrativa che possa rapire portare oltre sé. Nei testi dei miei alunni è visibile questo andare oltre sé. Sì vede una distanza e appare chiaro quanto le righe del bambino scrivente siano altro dal bambino normalmente vivente e conosciuto.
Di cosa è fatta questa distanza?
Dello spazio in cui è necessario entrare più e più volte per praticare l’ arte. In questo caso, l’ arte narrativa. Provo a creare un’istantanea di questa distanza:
Il bambino che ha scritto con poesia e dolcezza spesso scrive piccole poesie , ma di lui non si può certo dire che faccia amicizia così facilmente. L’ altro giorno, in piazza,, l’ ha fatto.
La bambina che ha confidato la sua felicità su carta vive l’ italiano come seconda lingua e malgrado abbia una dote particolare nel costruire relazioni intense, tende a non rivelare le sue emozioni e i suoi sentimenti in modo così schietto, cosa che scrivendo per qualcuno in un chioschetto le è riuscita.
Il bambino che ha riportato righe simpatiche ha fatto un complimento bellissimo alla persona per la quale ha scritto , che è il barista del bar dove lui ogni mattina fa colazione. Il punto di forza di questo bambino scrittore è essere piacevolmente diretto ma al contempo molto timido- riassumendo : è diretto quando decide di parlare -. Fare un complimento e subito dopo” canzonare ” il destinatario è stato per lui entrare in un’abitudine decisamente diversa ossia la descrizione di ciò che prova e pensa senza paura di tirarlo fuori.
Che la scrittura di strada possa liberare un individuo dalle sue abitudini è il concetto che, in altre parole, ho messo a fondamento del ” manifesto per l’ istituzione della scrittura di strada ” ed è anche il motivo per cui l’ ho praticata in prima persona.
Scelgo di pubblicare questi testi per rendere evidente che ciò che è vero negli adulti può essere vero anche in bambini di sei / sette anni ossia che:
Scrivere in strada è scrivere per qualcuno di cui si è visto il volto e udito la voce, a ricordarci che si scrive sempre per qualcuno.:
Scrivere in strada è un’ arte di cui non si conserva traccia e questo libera dal giudizio. Credo che sia atto ribelle nell’ era del feedback perpetuo – sembra che non ricevendolo la propria azione sia addirittura mai esistita-..
Scrivere in strada è un atto che si fa uscendo dagli schemi”ufficiali “, ed è per questo che avviene l’ inatteso: si creano connessioni reali in uno spazio insolito, artistico. Con la parola artistico mi riferisco ad entrambe le dimensioni dello spazio: quello esterno, insolito senza il bisogno che spieghi il perché, e quello interno, insolito perché fuori dal quotidiano e più vicino a una performance di arte di strada o video arte.
Chi prova a fare una sessione di scrittura di strada esce da sé e racconta quello che ha visto in righe distanti da quell’ io che tutti conoscono. Si entra in uno spazio nuovo, uno spazio narrativo autentico.
Ed è bello che la scuola provi ad allargare i suoi confini.

Mi chiamo Ambra Chiacchiararelli, sono un’insegnante montessoriana. Laureata in Filosofia e Scienze della Formazione Primaria, credo ogni giorno di più che la narrazione più interessante e arricchente sia l’essere umano, di cui il bambino porta con evidenza tutto il potenziale. Nei bambini e nelle bambine c’è tutta l’umanità, è per questo che dalla scuola, come da un angolo speciale, si può leggere molto della società. Le mie “cartoline” hanno questo desiderio e questo intento.