
Nel settimo episodio di Fuori di Cattedra, Chiara Lanini e Luca Giliberti dialogano con Lucio Maccarone sul valore politico e sociale del fare rete tra docenti oggi.
Lucio è insegnante di ruolo presso un liceo linguistico genovese e fa parte di InSegno, un collettivo nato nel territorio ligure a ridosso della pandemia. Composto inizialmente da docenti precari e precarie, oggi in parte stabilizzat*, il gruppo è nato dall’esigenza di unire le forze di fronte a un sistema di reclutamento spesso opaco e frammentato che, anche a causa del continuo turnover, impatta in modo significativo sulla continuità didattica, sull’inclusione e sul benessere di chi la scuola la vive ogni giorno.
Al centro della conversazione emerge come l’urgenza di fare rete tra docenti sia un punto di partenza imprescindibile: riconoscersi tra pari – tra precari e di ruolo, tra diversi ordini e gradi di scuola – è condizione necessaria per agire concretamente all’interno dell’istituzione. Lucio sottolinea come la solitudine del* docente sia spesso il primo ostacolo al cambiamento e lo strumento attraverso cui viene esercitato il controllo; al contrario, avere uno spazio di condivisione trasforma il vissuto individuale in consapevolezza collettiva. Questa appartenenza si traduce in pratica: dalla stesura di un Vademecum per docenti consapevoli che definisce i confini dei diritti e dei doveri degli e delle insegnanti, alla capacità di abitare i conflitti degli organi collegiali, fino alla reazione pubblica contro narrazioni classiste.
L’episodio approfondisce inoltre l’impatto delle politiche che, negli ultimi trent’anni, hanno favorito un forte verticismo, rischiando di svuotare di significato democratico il Collegio Docenti e i Consigli di Classe. Lucio racconta esperienze dirette di resistenza in cui la consapevolezza condivisa ha permesso ai e alle docenti di bocciare delibere calate dall’alto o tentativi di ratifica illegittimi, restituendo forza di contrattazione ai singoli e riattivando il dibattito laddove sembrava sopito. L’agire nella scuola, dunque, è visto come il risultato di una solidarietà che permette di riappropriarsi della propria funzione pedagogica e politica.
Nel podcast si affronta anche il tema del linguaggio e del classismo istituzionale, attraverso l’esempio della comunicazione pubblica di una scuola media genovese che presentava una descrizione stereotipata e colonialista del contesto sociale territoriale. Attraverso una risposta collettiva, InSegno ha ottenuto la rimozione di quella narrazione dal sito dell’Istituto, dimostrando come agire sul piano del discorso sia parte integrante della lotta per l’equità.
In questo intreccio tra rivendicazione e didattica si gioca un’idea precisa di insegnamento: il docente come figura che fornisce alle studentesse e agli studenti gli strumenti per decodificare la complessità geopolitica e sociale contemporanea. L’insegnamento delle lingue straniere viene così proposto in una chiave capace di decostruire la visione coloniale ed eurocentrica del mondo, per formare cittadini capaci di leggere criticamente la realtà.
In chiusura, la riflessione si allarga al senso dell’insegnare oggi. La scuola di cui si ha bisogno è un laboratorio democratico che sappia garantire il diritto al confronto e al benessere, meno orientato alle logiche della performance e più attento alla dimensione sociale e umana di chi abita le classi.
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Per il blog di Scuola Democratica curiamo la rubrica Fuori di cattedra, uno spazio di dialogo tra la ricerca accademica e la vita quotidiana della scuola.