
Alla ricerca della professionalità docente (n. 2/1982)
Continuiamo a raccontare cosa emergeva nella rivista negli anni ottanta sul tema degli insegnanti.
8. A prescindere dalle pur essenziali misure che dovranno essere assunte in tema di formazione iniziale dei docenti, oggetto di altri interventi, una prima serie di iniziative concernenti il personale in servizio potrebbe svilupparsi lungo le seguenti linee, qui presentate in forma volutamente sintetica e non argomentata proprio per evidenziarne il carattere parziale e provvisorio, aperto a ulteriori proposte che rechino lo stesso «segno»:
a) aggiornamento periodico obbligatorio nel corso della carriera, da organizzarsi in forme varie, residenziali e non, ma sempre qualitativamente garantite e fatte oggetto di apposite certificazioni;
b) creazione di un sistema organizzativo adeguato per lo sviluppo a livello di massa delle attività di aggiornamento, o meglio di formazione continua in servizio, imperniato su strutture pubbliche nazionali, regionali (IRRSAE) e distrettuali, e aperto al concorso di altre iniziative, in particolare di quelle gestite da università e da organismi specializzati costituiti dagli enti locali;
c) istituzione di meccanismi di avanzamento di carriera per motivi diversi dall’anzianità: corsi-concorsi speciali di formazione; dottorati di ricerca; permanenza stabile in aree marginali a forte turn-over di insegnanti;
d) nuova disciplina dei comandi, finalizzata a consentire forme di mobilità temporanea utile sia all’arricchimento professionale degli insegnanti, sia allo sviluppo di iniziative valide sul piano della ricerca in campo educativo;
e) formazione in tutti i gradi dell’istruzione di organici soprannumerari, incardinati a livello distrettuale e impiegati, tra l’altro, anche ai fini di una drastica riduzione del fenomeno delle supplenze esterne;
f) ampliamento delle classi di concorso e maggiore mobilità, purché garantita da adeguata preparazione, tra diverse discipline di insegnamento o tra discipline analoghe in tipi di scuola diversi;
g) articolazione e specializzazione della funzione docente, per far fronte seriamente alle esigenze poste dall’integrazione degli alunni portatori di handicap e a quelle dell’educazione degli adulti.
Dovrebbero altresì essere sperimentate forme di flessibilizzazione degli orari anche nel corso dell’anno, di organizzazione della didattica per moduli, di allentamento della rigidità del rapporto insegnante-cattedra-classe, in modo tale da facilitare l’introduzione delle nuove tecnologie dell’apprendimento, l’insegnamento individualizzato, l’interdisciplinarietà, l’articolazione dei programmi in unità di studio e di esperienza, e così via.
9. Un’ultima proposta: l’introduzione di un orario di servizio prolungato, o a «tempo pieno», riservato a una parte dei docenti, da impegnare, in ipotesi, per 28-30 ore settimanali, e da retribuire, per l’orario eccedente l’attuale prestazione, con una indennità legata all’effettivo esercizio delle funzioni aggiuntive. Al di là dell’attuale orario di servizio, a questi docenti potrebbero essere riservati compiti di promozione e coordinamento di attività collegiali: dall’organizzazione di riunioni disciplinari e interdisciplinari alla predisposizione e cura di tecnologie e supporti didattici, dalla partecipazione alla attività dei centri distrettuali per insegnanti, dei quali si parlerà tra poco, all’approntamento di materiali utili per il lavoro proprio e dei colleghi (software didattico), senza escludere compiti e competenze nel campo della prima formazione in servizio (o tirocinio, o periodo di prova, per usare un linguaggio più tradizionale) dei docenti neo-assunti.
Questi posti a «tempo pieno» non dovrebbero essere assegnati su base opzionale, bensì mediante procedure di tipo concorsuale e per un periodo di tempo limitato (3-5 anni), rinnovabile o prolungabile solo a determinate condizioni.
La messa a concorso dei posti, oltre a offrire maggiori garanzie sotto il profilo della idoneità del personale così reclutato, avrebbe anche il vantaggio, rispetto alla soluzione opzionale, di consentire una corretta distribuzione dei «full-timers» tra le diverse aree disciplinari e anche in funzione delle diverse competenze ad essi richieste.
Una ipotesi da valutare (ma tenendo conto della sua evidente onerosità economica) è quella di una riduzione parziale del carico orario di insegnamento dei «full-timers»; ipotesi che avrebbe il vantaggio di consentire forme di compresenzao comunque di più organica collaborazione di questi docenti con gli altri, e di permettere in tal modo una più penetrante diffusione delle innovazioni nell’organizzazione della didattica.
In presenza di insegnanti «full-timers», fra l’altro, i collaboratori del capo di istituto potrebbero essere scelti tra questi lavoratori, ponendo termine a una prassi che o fa affidamento sul più puro volontarismo o finisce per attribuire compiti importanti a personale a volte scarsamente motivato o qualificato.
12. Le considerazioni e le proposte fin qui sviluppate non hanno, naturalmente, alcuna pretesa di completezza né, forse, di organicità. Ma se da esse scaturirà un più ampio confronto di idee attorno al tema di una effettiva, concreta ed agibile operazione di riqualificazione delle prestazioni dei docenti, la ‘provocazione’ contenuta in queste pagine sarà servita».
Purtroppo la «provocazione» non servì allora, e neppure negli anni seguenti, tanto che Scuola Democratica tornò più volte sul tema con articoli e un numero monografico (n. 3, luglio-settembre 1984), introdotto di Raffaele Laporta, dedicato all’aggiornamento degli insegnanti, fino a pubblicare nel 1990 un corposo dossier sulla professionalità docente (n. 2/3, aprile-settembre), contenente un ampio servizio di oltre 120 pagine, cui si aggiunsero altri articoli ospitati nell’Osservatorio internazionale.
Laureato in filosofia, preside negli istituti tecnici, responsabile del settore scuola secondaria nell’ufficio scuola del PSI dal 1978 al 1994, direttore responsabile di Scuola democratica dal 1982 al 2000 con Luciano Benadusi (direttore editoriale), docente a contratto di Sistemi scolastici contemporanei nell’Università di Roma Tor Vergata. Componente del Comitato Editoriale di Scuola democratica nuova serie in rappresentanza di Tuttoscuola, di cui è redattore.