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Scuola democratica 1982-2000. Tra ricerca e proposta politica


Introduzione

L’intento di questa rubrica è quello di offrire una testimonianza dell’attività svolta dalla rivista nei 18 anni in cui ne sono stato direttore responsabile (1982-2000), in stretta collaborazione con Luciano Benadusi, che ne era il direttore editoriale. La testata Scuola democratica, fondata nel 1978 a Venezia da Nereo Laroni e diretta da Umberto Margiotta, docente di Pedagogia a Ca’ Foscari, si era caratterizzata nei primi quattro anni essenzialmente come una rassegna di analisi e riflessioni sugli aspetti professionali e didattici dell’educazione visti soprattutto in dimensione locale, con una marcata attenzione per i problemi della scuola veneta. Nel gennaio 1982, d’intesa con casa editrice Marsilio, la sede della rivista fu spostata a Roma, con una nuova équipe direzionale e un nuovo sottotitolo, che ne delineava la mission: “Rivista di strategie formative e innovazione sociale”, sempre edita dall’editrice veneziana, cui subentrarono Le Monnier nel 1990 e Libreria Italiana nel 1999. Prendeva corpo così, per impulso precipuo di Luciano Benadusi – responsabile scuola e università e membro della Direzione nazionale del PSI, ma anche ricercatore e docente di Sociologia dell’educazione – affiancato sul versante della scuola da me, ex sindacalista prima della Cgil scuola e poi della Uil confederale, l’idea di fare della rivista una palestra di progettazione sia sul piano dell’elaborazione teorica, sia su quello della proposta politica. Una rivista «di area socialista», come scrisse Benadusi nell’editoriale del numero 1/1982, ma «aperta (…) a voci esterne all’area socialista, così da realizzare una più ampia espressione dell’articolato contesto della sinistra». 

In quei diciotto anni, ma in particolare tra il 1982 al 1994, anno in cui il PSI di sciolse dando luogo a una diaspora dei suoi militanti, Scuola democratica mantenne questa sua vocazione, scientifica ma anche politica, testimoniata da una ampia produzione di articoli, saggi e anche numeri monografici di solido impianto concettuale da una parte, e da analisi e interventi sui principali nodi della politica scolastica nazionale e poi, dal 1988, anche internazionale, con la costituzione di una apposita redazione, coordinata da Antonio Giunta La Spada e Donatella Palomba.

Per quanto riguarda il primo aspetto, quello di elaborazione culturale, la composizione del nuovo Comitato di direzione rappresentava bene la ricerca di un approccio multidisciplinare e multilaterale ai temi dell’educazione. In esso figuravano studiosi ed esperti di varia e diversa formazione: sociologi, come lo stesso direttore editoriale della rivista Luciano Benadusi, Giovanni Bechelloni e Roberto Moscati, pedagogisti (Aldo Visalberghi, Raffaele Laporta, Umberto Margiotta, Donatella Palomba), psicologi dell’educazione (Nino Dazzi, Clotilde Pontecorvo), economisti specializzati nel settore come Alberto Zuliani, e anche docenti universitari di altre discipline, interessati alle loro ricadute nel campo dell’educazione come Cesare De Michelis e Giunio Luzzatto, e poi esperti di sistemi formativi (Giorgio Allulli, Nadio Delai, Livio Pescia), dirigenti del Ministero della PI come Saverio Avveduto e operatori scolastici di prima linea, da Franco R. Ferraresi a Gianfranco Rescalli.

Dopo il 1994 cominciarono gradualmente a prevalere le attività e i contributi di carattere scientifico dei collaboratori della rivista a scapito delle proposte politiche, anche se non mancò – pur essendo venuto meno con la scomparsa del PSI il referente politico diretto – l’impegno a produrre idee e progetti capaci di incidere nel dibattito pubblico e nei processi decisionali durante i governi di centro-sinistra guidati da Romano Prodi, Massimo D’Alema e Giuliano Amato. Lo spostamento del baricentro della rivista verso un’identità più marcatamente accademica si accentuò con gli ultimi quattro numeri di questa prima serie della rivista, datati 1999 e 2000, ma in realtà usciti un po’ ritardo, in piena crisi della coalizione di centro-sinistra e quando ormai il panorama politico e in certa misura anche culturale del nostro Paese, inclinava a destra. Le nuova serie della rivista Scuola Democratica (ora con entrambe le iniziali maiuscole), sottotitolata learning for democracy, sempre diretta da Luciano Benadusi (anche in qualità di direttore responsabile), ha ripreso le pubblicazioni nel dicembre 2010 – edita da Guerini e Associati, e poi dal 2013 da il Mulino – ma con le caratteristiche di una rivista essenzialmente accademica.       

 In questo lavoro, dedicato alla ricostruzione della parabola politico-scientifica percorsa da Scuola democratica dal 1982 al 2000 mantenendo sempre la sua doppia vocazione, politica e scientifica, ho identificato sei temi relativi alla scuola (che è il settore del quale mi sono prevalentemente occupato anche come membro dell’ufficio scuola del PSI), che mi sono sembrati particolarmente rilevanti tra quelli trattati dalla rivista in alcuni suoi numeri, riproducendo stralci di alcuni contributi indicativi di questa doppia valenza. Molti altri temi sono stati costantemente al centro dell’attenzione di Scuola democratica in quegli anni, da quello dell’Università, al quale la rivista ha dedicato alcuni numeri importanti (tra questi i fascicoli monografici n. 2/1983, e n. 2/1986, due numeri doppi: 3/4, luglio-dicembre 1983 e 3/4, luglio-dicembre 1986, e il dossier sui diplomi universitari, n. 2/1996), che hanno lasciato traccia nei processi decisionali della politica, a quelli della scuola elementare e dell’infanzia, della dimensione europea, della condizione femminile, della formazione professionale e delle nuove competenze, della valutazione di sistema, dell’educazione interculturale, e altri ancora.   

 Per ragioni di spazio e di leggibilità ciascuno dei sei temi «scolastici» oggetto di questa mia rivisitazione di SD – prima serie – sarà ripartito in più puntate di questa rubrica, indicate tra parentesi. 
1) Professionalità docente (1-4)
2) Riforma dell’istruzione secondaria (5-8)
3) Governo della scuola e autonomia scolastica. Il progetto Brocca (9-14)
4) Disuguaglianze, equità e politiche dell’istruzione (15-16)
5) Neoliberalismo e neosocialismo in educazione (17-18)
6) Il futuro dell’educazione. Epilogo (19-21)

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